Il mondo chiuso a riccio

  • Maurizio Guandalini

Butta caso che Trump sarà Presidente degli Stati Uniti. Obama, in Giappone, ha reso pubblica, al mondo, la preoccupazione dei leader, partecipanti al G7, verso il palazzinaro americano, fatto da sé. Un assist straordinario per Mr. Donald che, infatti, ha girato e rigirato l'uscita, del Presidente Usa, a suo vantaggio, della serie 'taci tu che di affari non hai mai capito nulla, vuol dire che ho ragione io su tutta la linea: l'America è stata sfruttata da quei paesi'. Una tecnica che va per la maggiore negli Stati Uniti come in Europa: chiusura a riccio, protezionismo, difesa dei confini.

La sola risposta possibile per star bene e vivere in prosperità. Vai a spiegare che il mondo è globalizzato e i muri non li potrà nemmeno costruire Trump. Ma 'The Donald' è insofferente e picchia duro contro le classi dirigenti politiche contemporanee, intronate,  che cincischiano, che  non hanno dato risposte ai cittadini che legittimamente le chiedono.

Per questo i movimenti populisti  hanno preso piede proprio contro le élite, ha scritto il professor Panebianco sul Corriere; élite che hanno preferito, invece di risolvere i problemi,  delegittimare i movimenti, gridando 'al lupo, al lupo'. Appunto, come ha fatto Obama, in questi giorni, aumentando, di contro, l'appeal di Trump, in tutti gli strati sociali della popolazione. 

In Europa si sta discutendo di TTIP, del Trattato di Libero Scambio con gli Usa. Senza entrare nei tecnicismi, questo accordo, potrebbe favorire i commerci (per l'Italia, gli Usa sono il primo mercato di esportazione dopo quelli europei).

Perché non si arriverà a nulla e gli stati del Vecchio Continente sono scettici nei confronti del Trattato? Per fare quadrare il TTIP è indispensabile che gli Stati Uniti rinuncino a parte di quel protezionismo che oggi pare essere il mood di sfondamento della campagna elettorale di Trump; di contro stati come la Francia e la Germania sono dubbiosi per gli stessi motivi degli States, la paura che vengano meno pezzi di mercato delle aziende indigene.

I tre punti elettorali – praticamente impossibili da attuare perché gli Stati Uniti fallirebbero – di Trump sono da 'chiusura definitiva' verso tutto e verso tutti  i nemici che frenano la crescita e colpiscono i redditi medi: 1) rinegoziare i trattati internazionali di commercio; 2) aprire una guerra commerciale alla Cina; 3) un atteggiamento più aggressivo verso l'Europa. Su questa china ci stanno pure Sanders, populista di sinistra e in toni più sfumati la Clinton.

Mi sorge un dubbio. Sei americani su dieci danno un giudizio negativo su Hillary e Donald. Siamo in un cortocircuito mondiale?

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