Guerra alla Russia non è un wargame

  • Maurizio Zuccari

La sagoma scura del carrarmato campeggia sulla copertina rossa, tra le fumate delle granate, bianche come il titolo: 2017, war with Russia. Sugli scaffali delle librerie londinesi, dov’è uscito, fa un bell’effetto, con quei caratteri grandi e un po’ retrò, stile anni ‘70. Chi l’ha scritto non è un nostalgico, uno scrittore di fantaguerre o un veggente guerrafondaio. Peggio. L’autore è sir Richard Shirreff, vicecomandante della Nato in Europa (Sace) fino a un paio d’anni fa, dopo aver fatto tutte le guerre recenti per conto di sua maestà britannica, dal Golfo al Kosovo. Un “senior military command” – un alto ufficiale – fresco di pensione, comandante onorario a Oxford e consulente di Genderforce (ente contro le violenze sessuali e di genere), che ammonisce il suo paese e l’Europa sulla guerra imminente. Nel maggio 2017, proprio tra un anno, assicura sir Shirreff con militaresca precisione, Putin invaderà i paesi Baltici e l’Ucraina. Ergo, serve una bella guerra preventiva al mai domo orso eurasiatico.

Sarebbe una bel wargame se la compassata regina Elisabetta, nel suo rituale discorso a Westminster di metà maggio, non avesse sussurrato ai valletti che la vestivano di mantella e corona: «Sta arrivando una tempesta, la Gran Bretagna non ne ha mai viste di eguali. La seconda guerra mondiale sembrerà una buca sulla strada». Pare che l’augusta monarca, nel suo fuori onda della Bbc, si riferisse al Brexit, ma altri assicurano trattarsi del vaticinio dell’ex generale. Più mediaticamente, il misurato conduttore di Rai storia, Massimo Bernardini, ha dedicato una puntata alla nuova guerra fredda. E qui, se tre fatti non sono un caso ma una prova, scatta uno scampanìo d’allarme.

Ché la guerra fredda sia tornata nelle sue forme virulente è sotto l’occhio di tutti, visto l’andazzo delle guerre in corso in Siria e in Ucraina e il dispiegamento della barriera missilistica antirussa in Romania e Polonia, freschi acquisti della Nato e in prima fila nell’accodarsi ai desiderata di Washington contro la Russia. Ché alla guerra calda si giunga non più attraverso lo scontro ideologico tra l’Occidente e l’ex Unione sovietica, ma nell’ambito della dottrina Wolfowitz – l’affossamento di ogni minaccia all’unica potenza globale – è più che un’ipotesi di nemesi storica. Non resta che sperare in Trump, che dichiara di voler gettare nel cestino della carta straccia la dottrina in voga al Pentagono dai tempi di Bush e di considerare Putin un galantuomo. Affidarsi a un pazzo per salvarsi da una follia.

MAURIZIO ZUCCARI
giornalista

 

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