Ma Garibaldi come voterebbe?

  • Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Brexit, i nazionalismi, la vittoria verde in Austria, l'immigrazione, Trump? Siete fuori strada. L'Italia è appassionata ad altro. Garibaldi avrebbe votato Sì o No al referendum costituzionale di ottobre? E Carlo Cattaneo? E Togliatti, Berlinguer, Ingrao, Nilde Jotti per chi avrebbero votato? L'Anpi (l'Associazione dei partigiani) che fa? Con chi sta quel 4% di partigiani iscritti all'Anpi? Lotta al fascismo e al comunismo, attentato alla Carta Costituzionale, pericolo per la democrazia, 'Via Almirante' a Roma, gli ascoltatori di Radio Padania che difendono i partigiani. Un mondo all'insù che giornali e tv alimentano con  baruffe sfibranti facendo leva nelle divisioni alla Don Camillo e Peppone e su una popolazione sempre più anziana soggiogata da venature nostalgiche, alla 'quando c'era lui'. Comunisti e fascisti vivono e lottano insieme a noi anche se ci siamo detti che non esistono più: Berlusconi con la paura del comunismo ci fa ancora le campagne elettorali. I giovani se ne fregano e viaggiano nel loro mondo; stando alle statistiche, si guardano bene di comunicare con le generazioni adulte: se i risultati sono editoriali e dibattiti elitari su della fuffa, su una stagionatura venuta male, chissà, fanno bene rimanere isolati.

Ci mancano 5 mesi al referendum sulla riforma costituzionale. Una occasione storica perché c'è, per la prima volta dopo il referendum Repubblica e Monarchia del 1946, la possibilità di fare una svolta per l'Italia, fare le riforme attese da una vita o rimanere fermi. E' fuori dal mondo trascorrere i prossimi 150 giorni in discussioni retoriche e ideologiche tirando in ballo morti e santi, con annesse le difese 'alla memoria' dei famigliari. Siamo in grado di farlo? Le nostre classi dirigenti sono attrezzate a guardare al futuro e non al mezzo voto in più o in meno? Quello che più mi impressiona? Paradossalmente la volontà degli italiani di capire fino in fondo, per trovare eventualmente, ognuno, il proprio vantaggio. Non è l'atteggiamento giusto. Per non parlare dell'estenuante corsa all'ingaggio di personalità, meglio se costituzionalisti, nei comitati del Sì e del No. Suvvia, sono proprio questi personaggi che con il loro tecnicismo hanno, da sempre, complicato la vita e per molto tempo frenato le riforme. Il dibattito quando diventa dottrinale è superfluo e nocivo. Così come vedere coloro che non hanno mai toccato un grammo di politica ora concentrati a fare i cosiddetti decaloghi, le dieci ragioni per votare Sì e le dieci ragioni per votare No. Gente, informatevi, andate a naso, a intuito e rifiutate coloro che vorranno accompagnarvi per mano.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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