Al voto sulla riforma senza anestesia

  • Tony Saccucci

L'OPINIONE “La storia è solo storia contemporanea”, almeno stando alle parole di Benedetto Croce. Così, per introdurre la lotta partigiana e il duro percorso che sfociò nella Costituzione del 1948, nella mia quinta elle sono partito dalle parole della superministra Boschi, secondo le quali “i veri partigiani voteranno sì” al referendum costituzionale di ottobre. Allora, ho scritto tre date sulla lavagna: 1848 (Statuto albertino), 1948 (Costituzione della Repubblica italiana) e 2016 (possibile Riforma costituzionale, la prima della storia italiana). La storia, quando la si vive, è difficile da comprendere. Ma in questo caso mi è sembrato piuttosto evidente che lo snodo che abbiamo davanti agli occhi è importante. Il 2016 è uno di quegli anni che potrebbero essere scritti sui libri di storia, anzi nei paragrafi riassuntivi dei capitoli, anzi in quelle scarne timeline che servono a tracciare l’ossatura di un intero secolo. Insomma, ho cercato di far comprendere – a metà tra la lezione di educazione civica e di storiografia – che ci troviamo di fronte a qualcosa che riguarda il patto fondamentale tra uomini che vivono in società, che riguarda la legge della legge, che stabilisce i limiti del potere. Qualcosa che riguarda la loro vita e la mia vita. Anzi, la loro più della mia. 

Ma la curiosità da sociologo ha preso il sopravvento sul barboso professore di storia e ho chiesto quanti di loro avessero diritto al voto. Tutti, tutti maggiorenni cittadini italiani. E così, pensando anche ai miei figli piccoli, ho chiesto loro quanti sapevano cosa andare a votare. Su 22 hanno alzato la mano in quattro. Gli altri non ne avevano la più pallida idea. Alla domanda “perché?” tutti hanno risposto perché non sono abbastanza informati. Se ragazzi di diciotto-diciannove anni rispondono in questo modo vuol dire che la maggior parte degli adulti ne sa meno di loro. La differenza è che gli adulti andranno a votare per appartenenza politica. Per abitudine. Per anestesia. E questo è il vero male. Mentre quei ragazzi forse avranno la forza di leggersi davvero la riforma. A leggere la Costituzione col loro ci proverò io nei prossimi giorni. L’unica cosa che mi sento in grado di fare. Da docente, da cittadino, da zoon politikon.

TONY SACCUCCI
Insegnante e scrittore

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