Giacinto è morto ora tutti a lodarlo

  • Il commento di Maurizio Zuccari

EDITORIALE Se Dio esiste, l’ha accolto in paradiso come nella vignetta di Altan: dicendo addio trantran. A st’ora il buon Giacinto Pannella, detto Marco, sta rintronando l’Altissimo con le chiacchiere. Con quella logorrea che già da avvocato mancato lo fece discutere l’esame di laurea per due ore, maturando un mesto 66. È che del leguleio Pannella possedeva la prosopopea, ma per lui il fato aveva già deciso altrimenti: una carriera politica trasversale, più che radicale. Omaggiato post mortem come si conviene a un grande vecchio scomparso, al suo capezzale tutti si sono raccolti lodandolo per le battaglie d’una vita, come da vivo accorrevano al suo desco da Berlusconi a Renzi, da Craxi a Giachetti, per ascoltarne il verboso verbo. Così, Pannella è stato da vivo un pelino sotto al Signore uno e trino che l’ha ricevuto da morto: uno e bino. Duplice anche nei gusti sessuali e nella paternità di cui non s’è fatto carico, seguendo l’illustre esempio di Jean Jacque Rousseau. Eroe dei diritti civili, ha dato l’anima in ogni battaglia di civiltà, dal divorzio all’aborto, per i detenuti e le pornostar, restando sordo e orbo a ogni diritto sociale, dalla casa al lavoro. Campione della non violenza, è stato in prima fila in ogni guerra recente, dal Kosovo all’Iraq, dall’Afghanistan alla Siria. Tutti i povericristi della terra avevano in lui un difensore, eccetto i palestinesi e ogni nemico d’Israele, di cui era amicissimo.

Tutti i povericristi della terra avevano in lui un difensore, no i palestinesi e i nemici d’Israele, di cui era amicissimo

Arciliberale doc, da sempre a sinistra del Pci - non che ci volesse molto - non si è peritato di buttarsi a destra coi suoi quando splendeva fulgida la stella del Cavaliere nero. Ma troppo forte era il richiamo al liberalismo anarcoide per attrupparsi stabilmente da una qualche parte che non fosse la difesa della libertà a stelle e strisce. Come l’altra campionessa dei diritti negati e dalla bomba facile, Emma Bonino, con cui ruppe da vivo per esserne stralodato da morto, come molti. È che non era facile andare d’accordo con Marco, come ben sa chiunque l’abbia frequentato.Ai grandi media questo pendolarismo ondivago piaceva da pazzi, alla gente meno. Tant’è che da tre lustri solo un seggio all’Europarlamento aveva racimolato il leader radicale. I cui proverbiali scioperi della fame facevano, da ultimo, l’effetto dei tuoni di marzo.’eroico Giacinto se n’è andato, con la bandiera del Tibet sulla bara - ché del Dalai Lama era buon amico, come del papa - e un doppio funerale, a Roma dov’è defunto e a Teramo dov’era venuto al mondo. Uno e bino in morte, come in vita.

MAURIZIO ZUCCARI

Articoli Correlati
Il commento di Maurizio Zuccari

Brexit o nola nave affonda

L'opinione di Maurizio Zuccari, giornalista e scrittore
Il commento di Maurizio Zuccari

L'Is accendela polveriera tunisina

L'opinione di Maurizio Zuccari, giornalista e scrittore