Sulla scuola aperta l'estate

  • Tony Saccucci

Ho aspettato a rispondere alla ministra Giannini. Ho lasciato sedimentare, ho osservato le reazioni degli insegnanti sui social. Ma adesso torno sull’idea di tenere le scuole aperte d’estate. La mattina che ho letto il titolo sul Messaggero non gli ho dato tanta importanza. Poi, ho capito che era questione seria. E mi sono ricordato di quando la Buona Scuola era solo una sorta di proposito, due anni fa, quando passai un’oretta al Miur con la Giannini a parlare del rilancio della scuola italiana. Alla fine del cordiale confronto, ebbi l’impressione che la politica governativa avrebbe potuto prendere una bruttissima china ma anche che avrebbe potuto sterzare verso il meglio. Mi sembrò, insomma, che il governo stesse ancora prendendo le misure.
Che la ministra non si rendesse bene conto della situazione della scuola mi fu chiaro quando disse che la famosa premialità sarebbe andata “a chi oggi organizza i progetti”. Mi fece anche una certa tenerezza. Mi sembrò proprio che non sapesse di cosa stesse parlando. Poi, avevo sempre considerato questa cosa dei progetti una parte così marginale della didattica che proprio non mi sarebbe mai venuto in mente che un ministro la potesse prendere in considerazione. E invece il versante imboccato fu proprio quello brutto. La Buona scuola è passata e la Buona scuola è quell’idea di scuola: l’intrattenimento. Perché un progetto pagato poche centinaia di euro vale quelle poche centinaia di euro. L’importante non è vedere ciò che fai a scuola, ma è fare qualcosa. Così, l’estate, non è importante quello che fai, ma creare un posto per giovani che altrimenti starebbero senza fare niente.
 
Scuole aperte d’estate dove non è importante quello che fai

Perché, dice Giannini, “associazioni di volontariato non hanno fondi per sostenersi e neppure luoghi adatti per accogliere molti ragazzi”. Così il volontariato lo fa la scuola. Conseguenza logica: i fondi alla scuola sono fondi per il volontariato, per questo sono così pochi. E se questo non fosse chiaro, se non fosse chiaro che il progetto generale e coerente è quello di trasformare la scuola in un luogo di recupero/intrattenimento, basterà ascoltare la ministra stessa, che alla domanda sul ruolo dei professori nel progetto estivo risponde: «Non sono obbligati, chi vorrà parteciperà». Con un compenso? «Sì un compenso, ma non molto alto». Appunto.

TONY SACCUCCI
insegnante e scrittore

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