L’affondo di Bagnasco contro le unioni civili

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ROMA La legge sulle unioni civili «sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia: le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale, così già si dice pubblicamente, compresa anche la pratica dell’utero in affitto». Questo il duro attacco del presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nella relazione all’assemblea generale dei vescovi. Immediata la replica del ministro dell’Interno, Angelino Alfano: «L’interpretazione di Bagnasco della legge sulle unioni civili come lasciapassare per l’utero in affitto non corrisponde a quanto in quella legge c’è scritto. Le unioni civili sono un nuovo istituto nettamente e non nominalisticamente diverso dal matrimonio, non sono previste le adozioni per le coppie omosessuali e meno che mai si accenna all’utero in affitto».

Il monito di Mattarella

L’attacco di Bagnasco è arrivato nella Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia. «Un’occasione - ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - per riflettere sulla centralità della dignità umana e sul diritto di ogni persona di percorrere la vita senza subire discriminazioni. L’intolleranza deve essere contrastata attraverso l’informazione, la conoscenza, il dialogo e il rispetto. La non accettazione delle diversità - ha aggiunto Mattarella, richiamando la Costituzione - genera violenza e per questo va contrastata con determinazione. È inaccettabile che l’orientamento sessuale delle persone costituisca il pretesto per offese e aggressioni.

Arcigay: di omofobia si muore

La Giornata mondiale contro l’omofobia si celebra dal 2007 il 17 maggio, per ricordare la rimozione dell’omosessualità dalla lista Oms delle malattie mentali, avvenuta nel 1990. In un anno, dal maggio 2015 ad oggi, Arcigay ha documentato in Italia su fonti giornalistiche 104 episodi di omotransfobia: «Solo la punta dell’iceberg di un fenomeno quotidiano». «Di omofobia e transfobia in Italia si muore ancora - ricorda l’associazione - tanto che nel report sono citati anche due omicidi e due suicidi». Nel mondo in 13 Paesi è prevista la pena di morte per i gay.

La legge è  ferma al Senato da tre anni

Il provvedimento che dovrebbe introdurre nell’ordinamento italiano il reato di “discriminazione e istigazione all’odio e alla violenza omofobica” - che vede come prima firmatario Ivan Scalfarotto (Pd) - è stato approvato dalla Camera il 20 settembre 2013. Quattro giorni dopo è stato trasmesso al Senato, dove si è arenato in commissione Giustizia. Il testo - che ora sono tornati a sollecitare in molti, dalla presidente della Camera Laura Boldrini ad Amnesty International - prevede sino ad un anno e sei mesi di carcere per «chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi fondati sull’omofobia o transfobia». Reclusione sino a 4 anni in caso di violenze omofobe (e per chi partecipa a gruppi violenti, con pene che salgono sino a sei anni per i capi). Sempre nel testo si specifica però che «non costituiscono discriminazione la libera espressione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee», purché «non istighino all’odio o alla violenza».

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