Un codice fascista per la Roma di oggi

  • Maurizio Baruffaldi

Fingo che siano solo rigurgiti di una digestione decennale. Mi sforzo di riconoscere solo macabro folclore in chi gioca ancora con le svastiche e le ricorrenze delle figure che hanno gettato nell'oblio il '900. Mi dico: non si tratta di politica, ma di psichiatria. Poi succede qualcosa che mi fa pensare il peggio. Mi fa pensare che la cosa sia invece lucida, e non smetta di covare. Non una via lentissima di guarigione, ma un vi(gi)le letargo. Mi fa pensare che quel ventennio buffo e tragico non abbia mai smesso di respirare nel ventre buio di questo paese. Nelle teste impermeabili all'evoluzione che coltiviamo distrattamente. Venerdì 6 maggio, a Roma il circolo Arci Dal Verme è stato chiuso per 30 giorni su decisione della Questura di Roma, che ha ritenuto di applicare l'articolo 100 del TULPS, codice di ispirazione fascista approvato con regio decreto il 18 giugno 1931. 'Il Questore ha la possibilità di sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l'ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini”. Sticazzi! Rileggetelo bene. Un articolo che è stato applicato una volta sola, per chiudere il Koala, un ritrovo della Banda della Magliana; nome dove transita tutto il marcio degli ultimi cinquant'anni. Ma qui siamo in un circolo Arci, alla pari del bar casinista che abbiamo sotto casa. Qui la Polizia arriva spesso chiamata da chi vorrebbe dormire e se ne va salutando i ragazzi. Qui si suona, gozzoviglia, ci si inventa qualcosa per un quartiere, il Pigneto, altrimenti apatico. Un cazzeggio vitale. Invece: codice fascista e trenta giorni di sospensione. E tra 30 giorni le elezioni. Mah! Non ci sono candidati del circolo, e propaganza pari a zero. Eppure, dopo la Banda della Magliana il nemico numero uno di 'questa' Roma è il circolino Dal Verme. Si può discutere della tessera ARCI obbligatoria, di quei circoli poco popolari e molto puzzoni (a Milano si dice per snob), ma qui tutto puzza d'altro. Questa 'piccola' cosa della sospensione è enorme. Inspiegabile. Oppure si spiega. E allora all'erta.

MAURIZIO BARUFFALDI

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