Gaza: nessuna luce in fondo al tunnel

  • Maurizio Zuccari

L’ultimo era profondo una trentina di metri, lungo centinaia e percorribile in piedi. È solo uno dei tanti tunnel trovati allo sbocco dell’immenso campo di concentramento a cielo aperto di Gaza e smantellato dall’esercito israeliano, sotto i colpi dei razzi di Hamas. A cui l’aviazione di Tel Aviv ribatte colpendo ripetutamente la martoriata striscia da una settimana, provocando le prime vittime civili. E costringendo persino il presidente egiziano Al Sisi (che odia gli islamici palestinesi ancor più del premier israeliano Netanyahu, se possibile) a far riaprire per un po’ il valico di Rafah, dove s’ammassa chiunque cerchi uno scampo o di far entrare uno spillo. Eccoli gli ingredienti di quella che si preannuncia come la quinta guerra di Gaza.

Ma infinite sono, dall’inizio della seconda Intifada del 2001, le guerre combattute nella martoriata zolla di terra di 10 chilometri per 40, il doppio del comune di Milano, dove vivono di fatto recluse un milione e mezzo di persone. Qualche centinaia di migliaia in meno dall’ultimo conflitto di due anni fa, innescato per fare tabula rasa dei tunnel che nessuna operazione militare ferma. Considerato dalla destra ebraica come una sconfitta a cui rimediare, anche per le perdite militari, risibili rispetto al genocidio in atto tra i palestinesi. Così la guerra infinita nel lager di Gaza si prepara nel disincanto delle diplomazie, nel disinteresse dei media e nell’interesse di chi vuol combattere piuttosto che sedere a un tavolo.

Netanyahu riunisce il suo gabinetto di guerra dove chiede “totale libertà d’azione” nella West bank e nell’attesa, in giubbetto antiproettile ed elmetto, semina pacche sue spalle ai suoi. Impegnati a ripulire i bordi della striscia da ogni via d’infiltrazione che permetta ai miliziani delle brigate Al Qassam, il braccio militare di Hamas, di minacciare gli insediamenti. Dall’altra parte Ismail Haniyeh, capo politico dell’area, dichiara di non volere la guerra ma di non tollerare le uniformi verdi dello Tsahal a tiro di schioppo. Eccola l’altra faccia dell’ignavia delle diplomazie. La pervicace volontà di guerra di chi da essa trae affari e potere, e perciò tiene schiave due popolazioni l’una contro l’altra armate. Gli israeliani nel terrore di un assedio permanente e i palestinesi sepolti vivi dietro un muro che i tunnel pretendono scardinare. L’ennesimo massacro di Gaza ripartirà da qui, come sempre, e nessuno che veda una luce al fondo di quei tunnel, osare per la pace almeno quanto non tema per la guerra. 

MAURIZIO ZUCCARI

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