Niente foto di bimbi su #Facebook

  • Alessia Chinellato

Dovremmo prendere esempio dai cugini francesi. Perché oltralpe è fatto divieto di pubblicare foto di bambini sui social network. Eppure qui in Italia pare la normalità postare pic di piccoli appena “sfornati”, andando a condividere un’intimità che – così – viene violata profondamente. Pene salatissime quelle previste in Francia: fino a 45 mila euro di multa, oltre alla detenzione. Non solo: i figli potrebbero, in futuro, citare in giudizio i propri genitori per aver pubblicato impropriamente le immagini di loro da piccoli.
 Una svolta restrittiva che impone a Facebook di correre ai ripari,  inventando un alert capace di avvisare genitori – magari ignari – del rischio che si corre, nel postare impropriamente.
Come sui pacchetti di sigarette campeggia “nuoce gravemente alla salute” così Faccialibro chiederà “sei proprio convinto di voler pubblicare questa foto?”.
La piattaforma #social più diffusa al mondo tende molti tranelli: la leggerezza di mostrare al mondo eterico le proprie abitudini di vita, unita alla geo localizzazione può infatti trasformare i bambini in prede per orchi, rapitori o malintenzionati.
Dal canto suo, la polizia francese sta facendo un gran lavoro – neanche a dirlo – sul web, per avvisare dei gravi pericoli cui si incorre navigando a vista nel mare sconosciuto di internet. La sovraesposizione mediatica lede e pregiudica la privacy dei bambini.
E in Italia? Basta aprire qualsiasi piattaforma #social per vedere quante foto di piccoli siano on-line. A dare l’esempio – spesso – sono star e starlette che si immortalano con i pargoli accanto, magari per rilanciare una carriera in discesa verticale o per mettere a tacere voci di dissidi familiari. Quel che è certo è che occorre una tutela, delle regole. Troppo spesso la vita privata diventa pubblica in un vortice ossessivo di post, in un mondo ancora sconosciuto e inesplorato e – purtroppo - inconsapevole.

 

ALESSIA CHINELLATO
giornalista

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