Crisi banche un conto salato

  • Massimo Blasoni

 A quanto ammonta il conto che la crisi del nostro sistema bancario ha presentato ai risparmiatori e agli investitori? Tenetevi forte: oltre 209 miliardi di euro. Il conto è presto fatto. Tre miliardi e 900 milioni è il controvalore complessivo di titoli azionari e obbligazionari subordinati di Banca Marche, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Carichieti, andati interamente in fumo nel weekend del 21-22 novembre 2015, in seguito ai provvedimenti di risoluzione emanati dal Governo e da Bankitalia per salvare la parte “buona” di queste quattro banche da anni in stato di crisi.
I loro soci si sono così visti letteralmente azzerare il valore dei propri investimenti e senza alcuna chance di recupero, poiché sulle nuove banche (che hanno raccolto la parte buona dei vecchi istituti) non possiedono alcun diritto, né patrimoniale né di voto. Gli azionisti di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, poi, in forza del processo di riorganizzazione in atto hanno subìto (o stanno subendo) perdite per complessivi 8,2 miliardi di euro.
Ancora più salato è il conto per le 17 banche italiane quotate in Borsa. Nel 2007 capitalizzavano circa 230-240 miliardi, oggi il loro valore complessivo si aggira intorno agli 85 miliardi. Hanno insomma “bruciato” 197,6 miliardi divisi tra diminuzione del valore di capitalizzazione (148,7 miliardi) e aumenti di capitale effettuati (e “bruciati”) dal 2008 ad oggi (48,9 miliardi di euro).

Preoccupa l’elevato volume dei crediti deteriorati che corrisponde
a oltre 17 punti del nostro Pil
Ma la vera spada di Damocle che incombe sulle nostre banche resta quella dell’elevato volume dei crediti deteriorati che corrisponde, secondo una recente stima della European Banking Authority, addirittura a oltre 17 punti del nostro Pil. Nella sostanziale impossibilità di un aiuto pubblico in soccorso dei dissesti bancari, rimarcata dalle nuove regole del Bail-In, una cosa è certa: i piccoli risparmiatori dovranno necessariamente aumentare il proprio grado di consapevolezza e ricordarsi che in base alle nuove norme gli unici strumenti davvero tutelati saranno i conti correnti e depositi (e solo entro i 100mila euro per istituto), mentre gli altri titoli bancari come azioni e obbligazioni (ancor di più se non quotati) già oggi possono presentare un grado di rischio più alto di quanto inizialmente prospettato.

 

MASSIMO BLASONI
imprenditore e presidente  
del Centro studi ImpresaLavoro

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