Grecia, riforme palliative C’è ancora molto da fare

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GRECIA Il primo ministro greco, Alexis Tsipras, ha accolto con favore «la road map per la riduzione del debito» discussa nella riunione dell’Eurogruppo. Il premier ha parlato di «un giorno significativo» caratterizzato da una notizia positiva dopo sei anni di cattive notizie e dura austerità. 
Il Parlamento greco ha approvato riforme controverse sulle tasse e sulle pensioni per sbloccare  ulteriori aiuti monetari internazionali, a seguito del dibattito teso di lunedì.
Le nuove leggi comprendono l’incremento dell’imposta sul reddito per entrate elevati, l’abbassamento della soglia per essere esentasse, l’introduzione di una pensione nazionale di 437 euro e la graduale eliminazione di benefici per pensionati poveri. 
Metro ha chiesto a degli esperti quanto siano efficaci le misure prese e previste e quali prospettive attendano la Grecia.

“Le riforme? Passo avanti ma serve ridurre il debito”

Ivan Eland, direttore del Centro su Pace e Libertà all’Istituto “The Independent” ha analizzato le novità.

I legislatori greci hanno promosso delle riforme impopolari su tasse e pensioni. È un passo in avanti nella soluzione della crisi del Paese?

Probabilmente aiuterà la loro situazione finanziaria a lungo termine. I loro debiti a breve termine possono ancora essere un problema. Una delle questioni più grandi con la Grecia è sempre stata l’attuazione. Ed il Paese ha anche una storia di libri contabili abbelliti per far sembrare le proprie finanze ed i numeri economici migliori di quanto fossero.

Come stanno prendendo i greci le riforme? 

I problemi con tali riforme è che una volta concessi tali esorbitanti benefits, le persone li sentono come diritti.  Questo rende politicamente difficile portarglieli via. Il disturbo sociale dietro le proteste è davvero possibile. Tsipras, che è uomo di sinistra, ha un margine di manovra leggermente maggiore di qualsiasi politico moderato o di destra che ha provato le riforme, ma questo potrebbe non essere sufficiente per smorzare la rabbia. 

Sta migliorando la situazione in Grecia?

No, è improbabile che possa farlo materialmente, anche se la situazione sembra migliorare.  La Grecia avrà bisogno di riduzione del debito, in qualche modo. Le cose sono troppo compromesse per essere totalmente recuperate con queste riforme. Ma ogni piccolo passo aiuta.

Tsipras ha detto che è tempo di chiudere il circolo vizioso dei tagli. È possibile che lo faccia?

Ne dubito. La situazione finanziaria greca è ancora pessima. Saranno necessari altri sacrifici dei greci. Il Paese non è ancora fuori pericolo.

Pensi che la Grecia eventualmente otterrà la riduzione del debito?

Chiamala come vi pare, mettila come ti pare, la Grecia non può pagare il suo debito.  Quindi, la riduzione del debito dovrà avvenire in qualche modo, non importa come sia chiamato.  Ma sarà un processo molto lungo.

Cosa succede se non viene raggiunto un accordo? 

Senza un accordo, la Grecia dovrà uscire dall’Eurozona. Se anche la Gran Bretagna vota per fare così, l’Unione Europea potrebbe avere dei problemi anche con altri Paesi in uscita.  Si potrebbe scendere di groppa da un sistema organizzato.

Cosa ci possiamo aspettare dal futuro?

Le riforme possono rendere politicamente più facile per l’Europa offrire maggiori concessioni ai greci. La Merkel ha bisogno di mostrare al suo popolo stufo che i greci stanno riformando, almeno un po’.

 

“Il governo greco non ha una prospettiva anticrisi”

Roman Gerodimos è un esperto di politica greca presso l’Università di Bournemouth.

Il parlamento greco ha approvato le impopolari riforme dipensioni e fisco: è un passo avanti significativo nella crisi greca?

Mentre la riforma delle pensioni è un passaggio importante per rompere lo stallo tra Atene e isuoi creditori, non lo è nel risolvere la crisi del Paese. La legge ha molte debolezze e ci sono molte misure molto controverse e molto dibattito su ciascuna disposizione. È abbastanza chiaro che l’attuale governo non è in grado di coordinare gli sforzi per il recupero della Grecia.

La protesta può potenzialmente portare a qualcosa di più grande?

Le misure colpiscono gruppi sociali già colpiti dai sei anni di estrema austerità, senza davvero colpire le vere cause del problema  – ad esempio le strutturali distorsioni e carenze dell’economia greca: pubblica amministrazione inefficiente, mancanza di competitività, tasse punitive, incertezza del diritto...

Alexis Tsipras ha detto che questa è la volta di porre fine al circolo vizioso dei tagli. Possibile che lo faccia?

Alexis Tsipras ha speso gli ultimi sei anni facendo promesse e grandi dichiarazioni sulla fine dell’austerity portando la Grecia fuori dal programma di salvataggio, mettendo il Paese sul sentiero della crescita e dell’occupazione. Negli ultimi 15 mesi di governo si è rimangiato le sue parole su tutti i maggiori temi che hanno a che fare con l’economia - da tasse e pensioni allo stato del debito greco, alle relazioni con la troika.

La Grecia otterrà la riduzione del debito?

Ora non è il problema centrale, è stato pubblicizzato dal governo come tema di pressione ma non ci sarà fino agli anni Venti. Il tema pressante è mettere la Grecia sulla via di ripresa, crescita e competitività. Questo può avere rapporti con l’abbassamento di alcuni obiettivi di austerity, mettendo soldi negli investimenti, ma il fattore più importante è assicurare che la Grecia abbia un governo stabile ed efficiente. Ora non ce l’ha.

Che succede se non ci riesce?

C’è un senso di stanchezza tra ipartner della Grecia, i creditori e l’opinione pubblica internazionale. L’attuale governo ha avuto una lunga luna di miele, ma ha fallito nel fare qualcosa o pianificare il futuro. Se qualche risultato non sarà raggiunto, c’è un reale pericolo di tornare a scenari di Grexit. L’ultima cosa di cui la Grecia ha bisogno.

La situazione sta in qualche modo migliorando?

No. La situazione stava lentamente migliorando fra 2013 e 2104. Dall’arrivo di Syriza nel gennaio 2015, e specie in seguito all’imposizione di controlli sui capitali, la Grecia ha sprecato tempo, energie e soldi nell’inseguire obiettivi confusi, non chiari e irrealistici, piuttosto che dare seguito ai vari accordi che avrebbero potuto portare la Grecia fuori dalla crisi, come in Spagna, Cipro, Irlanda e Portogallo.

Cosa ci possiamo aspettare?

Anche se passassero tutte le misure proposte e anche se ora fossero intraprese tutte le azioni per il rilascio dei prossimi prestiti, è abbastanza chiaro che il governo greco continuerà solo a galleggiare. Non crede realmente in questa strategia di austerity e riforme. Quel che vuole davvero è il ritorno a  un possente settore pubblico, anche se non è mai riuscito a spiegare come si propone di finanziarlo.

DMITRY BELYAEV
METRO WORLD NEWS

 

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