I “santi asini” dell’Invalsi

  • TONY SACCUCCI

Sono tornate le prove Invalsi nelle scuole italiane e se ne andranno a fine giugno. Due milioni di studenti risponderanno alle domande preparate dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Che detto così sembra pure una cosa bella. Che c’è di male nel controllare che cosa sanno gli studenti? Nulla, anzi. E allora perché molti docenti e molti genitori sono decisamente contrari e addirittura le “boicottano”?
Ci sono due motivi per mettere in dubbio la “legittimità” di queste prove, che pure sembrerebbero (e in certo qual modo potrebbero essere) utilissime. Il primo è urgente: si cerca di trasformare l’Invalsi da sistema di monitoraggio in sistema di valutazione “premiale”. Il 27 giugno l’esame di terza media avrà le prove Invalsi come elemento di valutazione. E poi c’è l’ipotesi mai tramontata di usarle per la premialità dei docenti. Quest’ultima è un’idea di Giannini in persona.
Ma è il secondo motivo quello su cui riflettere. Luciano Canfora – che, insomma, non è proprio uno degli ultimi analfabeti di questo Paese – dice che “poiché la scuola dovrebbe essenzialmente far nascere lo spirito critico, la miglior cosa sarebbe eliminare i test Invalsi”. “Le prove Invalsi sono una mostruosità”.

Forse servono a misurare una quantità di un certo tipo di sapere, e neanche come lo usi quel sapere. Sono buone per una società che forma i suoi membri alla stregua di “un pappagallo parlante dotato di memoria e nulla più”. Se preparo lo studente a superare bene quei test, gli tolgo quell’abitudine “alla critica, alla capacità di comprendere e di studiare storicamente, di distinguere”. Insomma, “lo trasformo in un suddito”. Esagerato?

Karl Popper  – che, insomma, non è proprio una mente appannata – sognava “una scuola in cui si potesse apprendere senza annoiarsi, e si fosse stimolati a porre dei problemi e a discuterli: una scuola in cui non si dovessero sentire risposte non sollecitate a domande non poste”.
Ci sono alcuni Licei in Italia che, attraverso il collegio docenti (l’organo fondamentale della scuola e non un gruppetto guerrigliero), si oppongono ai test. Istituti anche piuttosto blasonati. Chissà se e quanto queste riserve indiane resisteranno, accerchiate come sono dagli yankee del ministero.

 

TONY SACCUCCI
insegnante e scrittore

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