Tasse, siamo solo noi i campioni europei!

  • Massimo Blasoni

Tra poche settimane iniziano in Francia i campionati europei di calcio e tutti i tifosi vorrebbero vedere la nostra Nazionale bissare, finalmente, il titolo conquistato nel lontano 1968. Come contribuenti dobbiamo invece rassegnarci alla sconfitta più dolorosa: anche quest’anno i campionati europei delle tasse li perdiamo, e di brutto. Basta infatti scorrere l’edizione 2016 dell’Indice della Libertà fiscale redatto dal nostro Centro studi, che analizza ben 29 economie del nostro Continente (quindi anche quelle che stanno fuori dal'UE o che non hanno adottato l’euro).
L’Indice è stato elaborato sulla base dei dati Eurostat e del rapporto Doing Business della Banca mondiale e analizza sette diversi indicatori specifici, ciascuno dei quali comportava l'assegnazione di un punteggio. La somma delle valutazioni ricevute in ogni categoria ha restituito così una classifica finale che non ci fa onore.
La vittoria (con più di settanta punti) è andata ai Paesi fiscalmente “molto liberi”: Svizzera, Irlanda ed Estonia. A seguire (con 60-69 punti) si piazzano realtà come Romania, Lettonia, Bulgaria e Regno Unito, Slovacchia e Polonia. Più in basso (con 50-59 punti) si collocano i Paesi “non del tutto liberi”: tra questi Finlandia, Paesi Bassi, Spagna, Germania, Ungheria e Portogallo. Il plotone di coda (con meno di 50 punti) è costituito dai Paesi fiscalmente “oppressi”: Danimarca, Grecia, Austria, Francia, Belgio e Italia. Con appena 39 punti il nostro Paese compare proprio all’ultimo posto.
 Sul fronte tasse non ci batte nessuno
e la pressione fiscale è in crescita!
Non c'è da stupirsene. In Italia abbiamo ben 14 pagamenti annui, le ore necessarie per pagare le tasse sono 269, la total tax rate sulle imprese è del 64,8 per cento, i costi per la burocrazia fiscale ammontano in media ogni anno a circa 7.600 euro, la tax rate sul reddito familiare lordo è del 28,28%.
Ma soprattutto la pressione fiscale sul Pil è del 43,6% mentre la variazione delle pressione fiscale dal 2000 al 2014 è stata del +3,6%.
Invece di inviare tweet di congratulazioni a mister Ranieri per la vittoria del suo Leicester, Matteo Renzi farebbe senz’altro meglio a concentrarsi sulle sorti malandate della nostra squadra cambiando decisamente strategia. Anche perché, come è noto, quando una squadra perde a ripetizione il primo a farne le spese è sempre l’allenatore...

 

MASSIMO BLASONI
imprenditore e presidente  
del Centro studi ImpresaLavoro

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