Libia, marò morti bufala o no?

  • Maurizio Zuccari

Altro che tricolori bruciati e sforacchiati. Ci sarebbero già i primi caduti italiani in Libia, ma nello Stivale non fa notizia. La bufala, come l’ha definita un portavoce della Difesa, l’ha data per primo un sito vicino al Mossad, uso a mandare messaggi più che a dare bufale. Il convoglio militare, composto da truppe libiche del governo tripolino riconosciuto dall’Onu, supportate da marò italiani e forze speciali inglesi, sarebbe stato attaccato sulla via tra Misurata e Sirte, già al centro dei tentativi di riconquista delle forze comandate dal generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk sostenuto da Egitto, Emirati Arabi e Francia. Nell’imboscata, apparentemente condotta dall’Isis, costata a dire delle fonti di intelligence israeliane morti e feriti, oltre che vari prigionieri libici, sono state utilizzate tecniche di guerriglia composite, dalle auto bomba ai kamikaze, dai mortai alle mitragliere. Solo l’intervento dall’aria di elicotteri italiani e francesi avrebbe permesso di limitare le perdite.
Scontro top secret o bufala, apriamo una parentesi su Haftar. L’arzillo generale, 72 anni suonati, dipinto durante la guerra civile come l’anti Gheddafi, già fedelissimo e pupillo del colonnello libico fino alla non brillante condotta della guerra col Ciad, poi caduto in disgrazia e riparato negli Usa per essere messo a libro paga dalla Cia. Tornato in patria come uomo forte del post Gheddafi, manca un doppio colpo di stato verso il governo di Tripoli, due anni fa.
Resta però l’unico a disporre d’una forza paragonabile a un esercito regolare, armata dai sodali sauditi, egiziani e francesi interessati a farla finita coi Fratelli musulmani che se la comandano a Tripoli e le milizie islamiche di Misurata. Creature degli Usa, come il vecchio generale oggi in marcia per riconquistare i pozzi petroliferi della Sirte, in mano all’Isis. In questo gioco delle parti dove ogni grande attore mira alla tripartizione del paese (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan) con le sue risorse, va infilandosi l’Italia. Mostrando, con l’impreparazione delle truppe sul nuovo fronte della guerra infinita, la sottovalutazione delle forze in campo e degli interessi in gioco. Forse anche per questo il ministro Gentiloni, all’indomani della battaglia del 27 aprile, ha smentito tutto e negato che l’Italia sia in procinto d’inviare nella fornace libica non i 6.000 uomini richiesti, né i 600 anticipati. Dopo l’avvertimento sulla via di Sirte anche lui è stato toccato, come l’altro Paolo sulla via di Damasco.

 

MAURIZIO ZUCCARI
giornalista e scrittore

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