Il Leicester di Ranieri e la forza delle favole

  • Matteo grandi

È vero, da lunedì sera siamo tutti Leicester City, anzi, siamo tutti Claudio Ranieri, ma per una volta questa identificazione collettiva nel successo non è figlia della solito, squallido, salto sul carro del vincitore all'italiana, ma di qualcosa di molto più profondo. Un'empatia che, a bene vedere, va anche oltre il legittimo orgoglio per l'impresa impossibile di un Davide italiano in mezzo ai Golia miliardari del calcio d'Oltremanica. Non che al Leicester muoiano di fame se si guarda all'ultimo bilancio della squadra (104 milioni di sterline e 40 milioni di utile). Quello che appassiona nell'avventura delle “volpi” è l'archetipo delle favole, il prendere atto che in un mondo in cui tutto sembra avere un esito scontato c'è ancora spazio per le sorprese a lieto fine; ci entusiasma la rivincita degli oppressi. E da questo punto di vista le storie nella storia del Leicester sembrano uscite dalla penna di Perrault. E non solo per l'antropomorfismo delle “volpi”. Prendete Ranieri, il simbolo di questo successo. Cacciato, in malo modo, appena un anno fa, dalla nazionale greca, dimessosi dalla Roma dopo una mezza rivoluzione di piazza e di spogliatoio, esonerato e mai amato dalla Juve, cacciato dall'Inter, mai considerato dal Milan, deriso da Mourinho: l'icona del perdente. Il quale arriva a guidare una squadra destinata a sputare il sangue per la salvezza (i bookmakers quotavano un successo del Leicester in campionato 5000 a 1, vale a dire che ritenevano più probabile l'arrivo degli alieni) accolto dallo scetticismo generale (celebre il tweet del tifoso vip Gary Lineker all'annuncio dell'ingaggio del tecnico italiano: “Ranieri? Really?”) e capace di plasmare un sogno che definire miracolo sportivo è dire poco. In mezzo tante altre storie da Libro Cuore, una su tutti quella di James Vardy, il bomber proiettato in 4 anni da metalmeccanico di Sheffield a star assoluta della Premier League. Ecco, se oggi, tifiamo tutti per Ranieri e per la sua banda è perché grazie a loro abbiamo riscoperto la forza intramontabile delle fiabe. O come dicono gli inglesi “fairytales”. Anzi, come titolava ieri l'inserto sportivo del Sun con uno straordinario gioco di parole: “furrytales”. Che dovrebbe suonare più o meno come “favole pelose”; come le volpi di Ranieri che questa volta sono arrivate all'uva e anche molto più su.

MATTEO GRANDI
Giornalista

 

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