Lavoro, nessuno ha la ricetta giusta

  • Maurizio Guandalini

 Soldi in fumo. I critici hanno cremato il job act come uno spreco, fino ad ora, di 16 miliardi di euro: cioè gli sgravi fiscali dati alle aziende per assumere  lavoratori. Ci rimbomba, quotidianamente, dentro il cervello la ricetta di questi anni di crisi: la politica monetaria (della banca centrale europea) ha successo solo se gli stati fanno le riforme. L’Italia ha fatto il job act, riforma copiata e studiata in tutta Europa, e noi siamo i primi a rottamarla. Mettiamo che il job act è stato un crack, nel mastrino delle responsabilità le colpe sono da attribuire solo al Governo?
Oso: le imprese, hanno fatto sino in fondo il loro mestiere? Hanno abbracciato il virtuosismo del job act, assumendo, anche senza sgravi, nuovo personale, oppure,  hanno intercettato  la prebenda statale, per poi scaricarla dopo la prima curva pericolosa?  Comunque sia, i primi che possono creare lavoro sono le imprese.  “Ofelè fa al to mesté”. Ognuno deve fare il proprio mestiere, appunto. In particolare di fronte all’economia rantolante. Non c’è il mago Merlino con la pozione magica. Istituzioni, sindacato e  Chiesa, in occasione della festa del lavoro, hanno spalmato chili di retorica a buon mercato. Ce l’avevano con il Governo che deve creare lavoro.
Avete voi sentito una ricetta, una, dal sindacato in giù, per creare nuova occupazione? Lo stesso Merlino per eccellenza, Draghi, fa quello che può, se gli altri non fanno la loro parte. Il quantitative easing, l’iniezione mensile di denaro sul mercato (alle banche) ha dato esiti loffi.

La scelta di SuperMario, ha ammorbato, facendo perdere di valore, i risparmi degli italiani, portando a zero i tassi di interesse, annullando, quindi, la rendita, ma ha addirittura introdotto i tassi negativi: ovvero chi dispone di capitali, paga per depositarli presso la Bce (le banche) o per prestarli a Stati perennemente sull’orlo dell’insolvenza (risparmiatori privati che investono in titoli del debito pubblico).  Draghi si è accoppiato male: ha dato soldi alle banche che non hanno dato il conquibus a imprese e correntisti.
Era meglio dare quei soldi alle famiglie, come ha fatto Renzi con il bonus degli ottanta euro, in futuro  portato a 100, allargandolo anche alle pensioni minime? La critica è: quei bonus rimarranno in banca. Sì, se ne staranno in banca a compensare le perdite di rendimento dei risparmi, cioè la ricetta Draghi in corso. Per questo diremo che Draghi  lavora contro gli interessi dell’Europa? L’eccezionalità della crisi ha esaurito ogni ricetta valida per uscirne fuori: ma se terminassero anche le rendite da slogan facili qualche buon risultato arriverebbe.

 

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

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