Milan, la svolta è vi...Cina?

  • Matteo grandi

Appena nove anni fa, non un’era geologica, il Milan si aggiudicava la sua ultima Champions League. E cinque anni fa conquistava l’ultimo scudetto prima del’'egemonia bianconera. Come è stata possibile una simile involuzione? Come si è arrivati in così breve tempo sull’orlo della catastrofe? Cinque allenatori cambiati in poco più di due anni, cessioni eccellenti, errori di valutazione (l'addio di Pirlo grida ancora vendetta), tifosi sul piede di guerra, scarsa visione e gestione miope delle risorse economiche anche quando la proprietà è tornata a investire in modo ingente (alcuni degli ultimi acquisti estivi di Galliani gridano ancora vendetta). A sommare confusione alla confusione arriva l’esonero di Mihajlovic a una manciata di giornate dalla fine e la promozione di Brocchi, sul cui valore, vista la situazione, è pressoché impossibile esprimere un giudizio. Ma il problema del Milan oggi non è il Brocchi in panchina, e forse neppure i brocchi in campo (che rappresentano solo la punta dell’iceberg). I veri problemi si chiamano chiarezza (chi regge davvero il timone, Barbara o Galliani? Perché è evidente anche ai muri che i due abbiano visioni inconciliabili) e programmazione e vanno risolti prima che il futuro prossimo si trasformi di nuovo in deludente presente.
Spendere (che è fondamentale per reggere il confronto con le big d’Europa) non basta: occorre affidarsi a osservatori capaci, decidere una strategia di gioco, puntare su un allenatore e dargli fiducia sino alla fine, investire su uno stadio di proprietà (a proposito il Portello continua a sembrare un’occasione persa), lavorare sul settore giovanile. Ma, soprattutto, decidere cosa si vuol fare da grandi. Alle porte rossonere bussano 2 cordate cinesi pronte a investire un capitale sul club più titolato al mondo. Ma in cambio chiedono la maggioranza delle quote. Berlusconi dovrà decidere se passare la mano o rilanciare tornando a investire come un tempo. Lo devi ai tifosi, certo. Ma lo deve anche alla storia del Milan che ha contribuito a plasmare.

 

MATTEO GRANDI
giornalista

 

 

MATTEO GRANDI

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