Le tasse diminuiscono ma solamente a parole

  • Massimo Blasoni

«Diminuiremo le tasse», «Anzi, no: le abbiamo già abbassate!» Quante volte avete letto sui giornali queste rassicuranti dichiarazioni del governo? Capita però che studiando i dati Ocse e prendendo come indicatore il cosiddetto “cuneo fiscale” (cioè la differenza tra il lordo e il netto dello stipendio), si scopra che negli ultimi anni questo fardello è invece cresciuto in Italia del 2,57%, arrivando nel 2015 al 48,96% del costo del lavoro. Un dato in controtendenza rispetto alla media delle altre 34 economie occidentali analizzate, nelle quali il cuneo fiscale e contributivo è sceso dello 0,11% rispetto al 2007 e dello 0,72% rispetto al 2000. I Paesi che hanno scelto di rendere il lavoro più conveniente sono economie vicine a quella italiana: la Germania (-2,36%), la Francia (-1,29%) e il Regno Unito (-3,29%). Altrove il cuneo è invece aumentato, ma sempre in misura minore rispetto all’Italia: negli Stati Uniti (+0,74%), in Australia (+0,65%), in Spagna (+0,57%) e in Canada (+0,36%).
Il dato peggiora se si prendono in considerazione i nuclei familiari. Tra le coppie sposate con due figli in cui lavora solo uno dei due genitori il nostro cuneo è cresciuto del 4,14% dal 2007 al 2015, rispetto alla media Ocse del 49%. Mentre in Canada (-0,90%), Germania (-1,49%), Francia (-2,00%) e Regno Unito (-2,04%) il carico fiscale è diminuito rispetto alla situazione pre-crisi. Così, per le coppie sposate con due figli in cui lavora solo uno dei due genitori, l’Italia ha un cuneo addirittura del 39,87%. Il nostro Paese, infine, è in terza posizione (sempre su 34) anche per quanto riguarda le coppie sposate con due figli in cui lavorano entrambi i genitori. Peggio di noi, con un cuneo fiscale del 42,70%, fanno soltanto Belgio (48,13%) e Francia (43,08%).
Al netto degli annunci e delle promesse, le tasse non sono insomma diminuite. Anzi, per le famiglie italiane il carico fiscale e previdenziale è sensibilmente aumentato. Per effetto della mancata spending review, non certo della crisi: in questi anni, proprio per fronteggiarla al meglio, i nostri maggiori competitor internazionali hanno infatti scelto di imboccare la strada opposta proprio per non compromettere ulteriormente i consumi interni. Caro Renzi, ma non era #lavoltabuona?

MASSIMO BLASONI

Articoli Correlati
Massimo Blasoni

Spesa pubblica e risparmi

L'opinione di Massimo Blasoni sul fallimento della spending review
Massimo Blasoni

Pil, gli sbagli del governo

L'opinione di Massimo Blasoni
Massimo Blasoni

Pensioni, giovani ancora dimenticati

L'opinione di Massimo Blasoni (presidente del centro studi ImpresaLavoro) sul recente acordo siglato tra Governo e sindacati