Ban-up, ecco il paradiso delle startup

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LAVORO. Più di un business angel e più di un incubatore. Il nuovo paradiso delle startup è Ban-up. «Rappresenta l’intera filiera di cui ha bisogno uno startupper: la società è composta da operatori economici con diverse competenze: business angel, imprenditori, legali e professionisti» spiega a Metro Angelo Bonissoni, Managing Partner CBA. Assomiglia ad un incubatore, ma è di più «c’è un tutor, che ti dice: “il tuo prodotto è fichissimo, ma al mercato non interessa”. Oppure: “è bello, ti dotiamo di una struttura completa: dagli uffici al brevetto che protegge il marchio”. Cerchiamo la soluzione migliore per la creazione della società e cerchiamo di capire come andare a chiedere un finanziamento» continua. Ban-up permette ai giovani “startuppari” di arrivare all’ultimo livello prima di proporsi sul mercato. «Sappiamo che spesso chi ha un’idea non ha i fondi per pagare i consulenti. Ban-up può decidere di investire nel progetto: anziché pagarmi, mi dai una quota della tua società e se deciderai di venderla alla fine, ci sarà un exit». Obiettivo fondamentale della società fondata a Milano da Paolo Anselmo, Dario Caleffi e Luca Canepa insieme allo studio di Bonissoni, CBA è «far arrivare queste nuove imprese sul mercato internazionale. Il mondo della tecnologia è globale» continua il socio fondatore. In Ban-up ci sono già operatori francesi, tedeschi, irlandesi, israeliani e americani. Del resto Bonissoni lo ripete spesso ai suoi 4 ragazzi: «Siete figli del mondo. La bandiera non può essere una barriera, allora devi per forza pensare a livello globale». E lo stesso vale per le startup di Ban-up.  

METRO

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