Il processo Mafia Capitale dimenticato dalla Rai

  • Televisione

ROMA. La possibile intervista al figlio di Toto Riina, che questa sera presenterà il suo libro nel salotto televisivo di Bruno Vespa, da ore sta animando il dibattito pubblico nazionale. Per evitare le polemiche della scorsa estate, quando sempre a Porta a Porta vennero ospitati alcuni membri della famiglia Casamonica, la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, ha già chiesto “un ripensamento” all’azienda pubblica radiotelevisiva, i cui vertici sperano di convincere Bruno Vespa a fare marcia indietro. Le possibilità che questo accada sono remote. Ma mentre in Rai ci si interroga se sia opportuno offrire visibilità all’erede di uno dei maggiori protagonisti della criminalità organizzata, nessuno, al contrario, sembra preoccuparsi dell’oblio in cui è caduto il processo Mafia Capitale.

Da giorni, infatti, le telecamere della Rai disertano le udienze del delicato processo romano, che vede alla sbarra, fra i 39 imputati, il “nero” Massimo Carminati, l’ex re delle coop rosse Salvatore Buzzi e molti esponenti politici romani, come l’ex presidente del consiglio comunale Mirko Coratti o l’ex capogruppo regionale Pdl Luca Gramazio. Il fatto di per sè potrebbe essere derubricato come una mera scelta editoriale: anche le agenzie di stampa, praticamente in blocco, da oltre un mese hanno deciso di non seguire più il processo e la Rai, al contrario di Radio Radicale, sempre presente, si sarebbe semplicemente allineata sulla stessa posizione.

Il problema non esisterebbe se la Rai, come hanno deciso i giudici della X sezione penale in una delle prime udienze, non fosse l’unica emittente ad essere autorizzata a riprendere le fasi del dibattimento, con l’obbligo di fornire gratuitamente il girato a chiunque ne faccia richiesta. Di fatto, l’assenza della Rai impedisce a tutti gli altri organi di informazione di avere accesso alle riprese video delle udienze di un processo, che proprio nei prossimi giorni vivrà momenti cruciali. Domani, infatti, sarà chiamato a testimoniare Marco Milanese, storico collaboratore dell’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti. Ma i telespettatori italiani rischiano di non saperlo mai.

MARCO CARTA

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