I docenti non sanno di sicurezza

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SCUOLA Una recente sentenza della Cassazione conferma le condanne relative al crollo di un controsoffitto in un’aula del Liceo Darwin di Rivoli nel 2008, che causò la morte di uno studente, danni permanenti ad un suo compagno e il ferimento di altri 15.
I tre docenti condannati erano Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione. I RSPP sono insegnanti come tutti gli altri, che un giorno ricevono una nomina dal dirigente scolastico e che, incautamente, l’accettano. Ai docenti in questione compete l’individuazione dei rischi e delle corrispettive misure di sicurezza sul luogo di lavoro, ma essi non hanno, di norma, nessuna particolare capacità tecnica per effettuare indagini diagnostiche che evidenzino, valutino e fronteggino eventuali anomalie strutturali degli edifici scolastici, né dispongono dei fondi necessari per procedere a ispezioni invasive di beni che peraltro non appartengono a loro. Detto in altri termini, tali docenti assumono un compito che esula dalle loro competenze e che non sono in grado di assolvere. Con troppa leggerezza essi prendono su di sé responsabilità che, quando va male, come nel caso di Rivoli, li portano a rispondere di disastro, di omicidio, di lesioni colpose. La loro difesa è patetica: non sapevo, non ero in grado. I giudici sono brutalmente espliciti: se si ritiene di non essere idonei ad accollarsi determinati incarichi vi si rinuncia. E può sorprendere che proprio degli insegnanti, cioè degli intellettuali, rivelino tanta sprovvedutezza e ingenuità. Chi è dell’ambiente, tuttavia, sa bene che esse sono figlie difettose dello stesso slancio volontaristico che porta molti altri ad assumere incarichi altrettanto delicati, senza alcuna remunerazione aggiuntiva o con pochi spiccioli spremuti dal fondo d’istituto, sempre più striminzito. I colleghi del liceo Darwin pagheranno a caro prezzo la loro abnegazione, la volontà di essere collaborativi. È tempo di smettere di fare i missionari e di coprire le falle del sistema. Bisogna respingere incarichi di responsabilità non obbligatori e non retribuiti, soprattutto quelli che, come in questo caso, attentano alla nostra serenità e a quella delle nostre famiglie.
 

CRISTIANA BULLITTA

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