I genitori di Regeni chiedono al governo di reagire

  • GIULIO REGENI

ROMA Sono soprattutto di dolore, orrore e rabbia le parole della mamma di Giulio Regeni, che confida: «Non riesco più a piangere, ho un blocco totale, le lacrime sono per quando Giulio avrà avuto giustizia». La signora Paola descrive i momenti più brutti, quelli del riconoscimento. Un viso «piccolo piccolo», su cui era stato fatto un male difficile da immaginare. Tanto che, in obitorio, l’unico modo di riconoscere Giulio Regeni era attraverso «la punta del suo naso». «Forse è dal nazifascismo che  in Italia non ci trovavamo un caso di tortura come per Giulio», ha detto la signora, «La differenza è che Giulio non andava in guerra, lui era lì solo per fare ricerca ed è stato torturato e ucciso». Il ragazzo, ha spiegato il padre Claudio nel corso di una conferenza stampa convocata al Senato da Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani, stava passando «un periodo molto felice della sua vita, sia dal punto di vista di vista personale che del lavoro». Non collaborava con alcun servizio segreto ed era molto sobrio, l’esame tossicologico sul cadavere dimostra che era «il ragazzo più pulito del mondo». 
Sul fronte delle indagini, viene rigettata con forza una delle ultime versioni avanzate in Egitto, secondo cui una gang di 5 uomini avrebbe ucciso il giovane ricercatore. Come ha ricordato il senatore Manconi, questi uomini sono «tutti infallibilmente morti», «tutti infallibilmente incapaci di dire una parola», e «amavano travestirsi da poliziotti». I genitori avevano già previsto che una ricostruzione simile sarebbe potuta arrivare, «con tratti grotteschi», per attribuire l’omicidio a «colpevoli qualsiasi». 
La legale della famiglia Regeni Alessandra Ballerini ha ricordato che le autorità egiziane hanno fatto «una piccola marcia indietro soltanto grazie alla mobilitazione che c’è stata nel Paese». Proprio per questa ragione, l’avvocato e la famiglia continueranno a fare pressione sull’opinione pubblica in vista del 5 aprile, quando si confronteranno a Roma magistrati e investigatori italiani e egiziani. «Se il 5 aprile sarà una giornata vuota - ha sottolineato la madre Paola -, confidiamo in una risposta forte del nostro Governo». Secondo il senatore Manconi le clamorose misure che andrebbero adottate se Il Cairo non collaborasse consistono con il richiamo dell’ambasciatore italiano in Egitto. Una seconda misura potrebbe essere la «revisione delle relazioni diplomatico-consolari». Infine, si potrebbe considerare «non sicuro» l’Egitto.

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