Casa Siffredi, la bella tv che non t'aspetti

  • Matteo grandi

Se hanno fatto le ultime edizioni di Pechino Express senza Pechino e de l’Isola dei Famosi senza famosi, non c’è di che sorprendersi se in “Casa Siffredi” a mancare sia proprio il sesso. Nel senso più esplicito e “porno” del termine. Anzi, forse la cifra stilistica che rende il reality sulla famiglia Siffredi (in onda ogni martedì su La5) così centrato e godibile è proprio l’assenza di clichè scontati, una chiave di lettura che dà una dimensione inedita a Rocco e i suoi parenti. Certo, non siamo nei paraggi del Mulino Bianco (oserei aggiungere per fortuna, considerando che ormai la famiglia dei sogni è incarnata da un mugnaio che parla con una gallina) e i riferimenti proibiti, naturalmente, non mancano. Ma tutto è trattato con ironica delicatezza, con una grazia stilistica che rende leggeri anche i momenti più spinti. Un’assenza di grevità in cui galleggiano fotogrammi di televisione originale (nonostante il filone dei reality familiari, soprattutto all’estero, sia tutt’altro che innovativo) e in cui si riesce a toccare con mano l’anima, il cuore e persino l’autoironia dei protagonisti: Rocco e la moglie Rosza, in primis. Il legame con i figli, la consapevolezza della propria immagine, i gusti musicali raffinati, lo humor con cui sono affrontati i casting per attori porno, il pudore che non ti aspetti di Rosza, l’intelligenza di Rocco sono gli ingredienti di un reality che funziona. Insomma, se cercate cattivo gusto e volgarità provate con “Le sorelle Kardashian”, ché casa Siffredi non è il programma che fa per voi.

MATTEO GRANDI

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