Gabrielli: la guerra al terrore durerà anni

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ROMA L’onda lunga degli attentati a Bruxelles ha ripiombato Roma nel timore che possa essere il prossimo obiettivo dei terroristi, specie in concomitanza con la Settimana Santa e la Pasqua. Colpire la Capitale avrebbe un valore simbolico molto alto. Per questo sono stati intensificati ancora di più i controlli su gli obiettivi sensibili, primo tra tutto piazza San Pietro.

Previsioni difficili
Ma, come ha ripetuto ieri il prefetto di Roma Franco Gabrielli, «è impossibile prevedere dove possano colpire i terroristi. Il loro obiettivo è agire in modo indiscriminato». Per Gabrielli «il terrorismo dell’Isis riporta agli anni di piombo. Combatterlo richiederà una stagione molto lunga. Possiamo agire solo in parte sugli effetti, ma l’obiettivo è combatterne le cause, puntando sull’integrazione e sulla cultura». Il prefetto è tornato a chiarire che «le nostre forze di sicurezza non hanno captato al momento segnali specifici su obiettivi particolari. Ma non per questo possiamo stare tranquilli». Il rischio zero, insomma, non esiste.

Stazione Termini
La raccomandazione di Gabrielli è la stessa caldeggiata all’indomani degli assalti a Parigi dello scorso 13 novembre: «Non dobbiamo abbandonare le nostre abitudini. Non possiamo chiuderci in casa, sarebbe una vittoria per i terroristi. Ho sentito proposte come quella di mettere i metal detector ala stazione Termini. Significherebbe bloccare lo scalo, che ogni giorno conta un traffico di 500 mila persone». E sulla necessità di creare un’intelligence europea, il prefetto ha spiegato: «In una realtà come quella dell’Europa, dove si ha difficoltà a mettersi d’accordo  su politiche migratorie di cortissimo respiro, mi chiedo, retoricamente, se ci siano le condizioni affinché gli Stati si spoglino di uno dei cardini della loro sovranità come l’intelligence. Lo scambio di informazioni e la cooperazione sta nelle cose ma parlare di un intelligence comune a me sembra una sorta di contraddizione in termini: prima si fa l’Europa, non intesa come sommatoria di Stati, e poi si può immaginare un’intelligence complessiva».

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