Convivenza e integrazione Un curioso caravanserraglio

  • Claudio Camarca

I barbuti in ciabatte e mitraglietta d’ordinanza sono tornati. Non che se ne fossero perse le tracce. Attentavano qui e là allegramente, ammazzando e mutilando in Africa e Asia. Bestemmiando il loro dio scoppiettando per aria nei resort e nei mercati. Da ieri, riaffacciano nella vecchia Europa. Coi soliti sistemi vigliacchi e miserabili. Indottrinano qualche imbecille promettendogli un cospicuo numero di vergini a cavalcioni di cammelli in cambio di una mattanza di innocenti. Il mondo è pieno di coglioni. Breivik insegna. Si trova sempre qualcuno disposto a ricavarsi il trafiletto di una storia minima. Così, riescono a guadagnare gli speciali del telegiornale, le interviste a qualche stolido imam che tenta distinguo improbabili e riflette sulle ragioni del massacro, e un milione di adolescenti brufolosi intenti a digitare “like” sotto il video guerresco postato su youtube prima di rincantucciare nei siti porno. Questa volta è l’Is, altre Al-Qaeda oppure Boko Haram: sigle ignobili divenute chiacchiera da bar, cappuccino e cornetto e il rinnovo di Totti e le politiche economiche del califfato. D’un tratto i barbuti maschilisti hanno offerto lavoro a plotoni di specialisti che mai han sfogliato il Corano, viaggiano in Arabia con voli first class e alberghi cinque stelle, nemmeno vantano una dissenteria da felafel prese al baracchino della qasbah. Sono questi soloni che ci dicono cosa avverrà e come comportarsi. Non ne afferrano una che una. Epperò, pontificano e discettano. Fregandosi le mani davanti al massacro agghindandosi il riporto prima della messa in onda. I barbuti cialtroni se la ridono. Nei loro covi scavati nelle grotte, nelle città conquistate a colpi di eccidi. Vendono petrolio e comprano armi occidentali e come passatempo frustano ragazzine serrate nel niqab. Progettano la fine della modernità, il ritorno al bivacco, il rogo dei libri, l’apocalisse inferta da migliaia di martiri quotidianamente impegnati a esplodere in coriandoli. Noi rispondiamo col Giubileo della Misericordia, con le guerre preventive a colpi di droni, con i vertici sulla questione palestinese. Scendiamo a patti stringiamo mani avvolte nella kandura importiamo gas e popoli da rinchiudere dapprima negli HOT SPOT, quindi in periferie prive di mezzi pubblici, subito appaltate da quei pallidi imam che smerciano carne halal e poi riflettono sulle ragioni dell’attentato. Questo caravanserraglio lo chiamiamo convivenza civile. Convinti in cuor nostro che prima o dopo i barbuti idolatri la smetteranno, troveranno pace attraverso bonifici effettuati sui conti correnti, si accontenteranno di un terzo di Libano e un lembo di Siria. Comportandosi esattamente come le piogge invernali e il vento in autunno. Il terrore alla fine scomparirà. Portandosi nella scia migliaia, e migliaia, e migliaia di morti.

CLAUDIO CAMARCA

Regista e scrittore

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