Acqua, ora può essere gestita dai privati

Acqua pubblica
  • Acqua pubblica

 Roma. È bastato un emendamento di poche righe per cancellare il cuore della legge di iniziativa popolare sull’acqua pubblica che, dopo una gestazione di quasi dieci anni e un referendum plebiscitario, per la prima volta è stata calendarizzata in questa legislatura grazie all’impegno di un intergruppo parlamentare composto da M5S, Sel e Pd. Ma proprio il Pd, con un emendamento a firma Borghi, ha abrogato l’articolo 6 cancellando di fatto l’essenza della legge. 
In sostanza l’articolo prevedeva: che l’acqua deve essere pubblica, che la gestione dei servizi idrici rimanga pubblica e che le infrastrutture che portano l’acqua nei nostri rubinetti restino pubbliche. Insomma, quanto votato in due dei quattro quesiti referendari del 2011. La legge ieri era in Commissione Ambiente alla Camera e sia il Movimento 5 Stelle che Sel hanno protestato aspramente con interventi molto duri.
«È una battaglia di dieci anni cancellata con un tratto di penna», ha detto tra le lacrime la deputata Sel e vicepresidente della Commissione, Serena Pellegrino. «Saranno i cittadini ad accorgersi di cosa accadrà con questa scelta scellerata: bollette più care e servizi inadeguati. Lo vediamo già in tante città», rincara la dose Federica Daga, M5S, prima firmataria della legge. Tutti i deputati dei due partiti hanno ritirato le firme dal testo che quindi ora è solo del Pd. Oggi si voteranno gli articoli dal 7 al 12 e il 29 marzo la legge andrà in Aula dove le opposizioni promettono battaglia. 
Il Pd ha replicato che questa protesta «è una bufala», perchè la scelta di abrogare l’articolo 6 sarebbe un’interpretazione del referendum. «Non vietiamo che l’acqua sia pubblica, prevediamo varie possibilità. Prevediamo che la gestione possa anche essere privata, a mercato», ha spiegato Chiara Braga del Pd. 
Il Forum acqua pubblica
Fuori da Montecitorio c’era una delegazione del Forum nazionale acqua pubblica che ha annunciato azioni di protesta nei prossimi giorni. Tra i manifestanti c’è anche chi ricorda che il presidente del Consiglio, ai tempi sindaco di Firenze, nel 2011 aveva annunciato il suo sì al referendum per la gestione pubblica del sistema idrico. «L’obiettivo di votanti e astenuti - aveva commentato subito dopo il risultato - adesso deve essere quello di accettare il risultato e non cercare di fare come in passato i giochini per far finta di nulla». Renzi aveva anche proposto che il Comune di Firenze «riacquistasse il 40 per cento della società Publiacqua». 
La situazione attuale

Tra le grandi città d’Italia solo Napoli ha tolto la gestione dell’acqua ai privati portandola in una società pubblica (Abc). Contrariamente a quello che si pensa dopo il sì all’acqua pubblica uscito dal referendum, i servizi idrici sono per la maggior parte in mano a società private, spesso Spa, multiutilities che hanno come obiettivo il profitto. A2A in Lombardia, Publiacque in Toscana, Hera in Emilia Romagna, Acea a Roma: una delle motivazioni dell’affidamento del servizio è che i privati riescono ad investire, contrariamente al pubblico. Ma i dati dell’Osservatorio servizi idrici e del ministero dell’Ambiente non confermano questa tesi: gli investimenti sono diminuiti del 19% mentre le bollette sono mediamente più costose. 
SARA MELIS

Articoli Correlati

Acqua pubblica?"Non del tutto"

Per il ministro Galletti la gestione può rimanere privata. La legge arranca in Parlamento