Releghiamoli all'oblio

  • Il commento di Maurizio Baruffaldi

Studenti universitari fuori corso. La stampa continua a chiamarli così. Ma di che cosa stiamo parlando? Di mantenuti. Chiamarli studenti si umiliano le migliaia di giovani teste che si spellano sui libri, o che magari racimolano esami dopo aver lavorato per pagarsi l'affitto da fuori sede. Questi miserabili che adesso possono vantarsi dell'appellativo di assassini sono i figli di un mondo arricchito e ignorante. Non facciamo sempre i corretti, comprensivi, o fatalisti: esseri umani, o meglio caricature macabre di essere umani come quei due non diventano quello che sono per un destino seminale. O per sfortuna. Sono figli della terra che hanno calpestato e dell'aria respirata.

Ogni volta che mettiamo denaro in mano a ragazzi che non se lo sono mai guadagnato, dobbiamo domandarci se hanno imparato a riconoscerne il valore (dal nostro esempio): non quello commerciale del quanto e cosa posso comprarmi: in quello saranno dei fenomeni. Il valore si calcola sapendo quello che le persone fanno, scelgono o subiscono, per guadagnarsi quel denaro con il quale il ragazzo va a farsi una serata. La testa dell'operazione (non pronuncerò un solo nome, non meritano di averne) viene descritto, oltre che studente universitario, organizzatore di festini gay. Ma che cazzo vuol dire? Risparmiamoci quello che immaginiamo, dopo aver saputo della mattanza. Adesso abbiamo nuovi mostri da dare in pasto ai media, un bell'inseguirsi di pagine e tempo, analisi di luminari e cialtroni, me compreso, con la sempre viva possibilità che la moltiplicazione della loro immagine e della loro follia possa diventare esempio estremo per disperati. Intanto si accenderà la grande fiamma del pentimento. La farsa permanente, della nostra invincibile cristianità. L'abbiamo visto con Pietro Maso. Non esiste un Dio abbastanza pietoso per questo scempio. 

MAURIZIO BARUFFALDI, giornalista e scrittore

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