Interrogati a Roma i due tecnici liberati

  • Libia

ROMA. Sono rientrati in Italia i due tecnici italiani liberati in Libia dopo un sequestro durato diversi mesi. Gino Pollicardo e Filippo Calcagno sono arrivati all'aeroporto di Ciampino, a Roma, questa mattina intorno alle 5. Ad attenderli, oltre ai familiari, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso «grande sollievo per il rientro in patria degli altri due ostaggi, Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, finalmente ricongiunti alle proprie famiglie». Mattarella, inoltre, ha inviato un messaggio ai familiari di Salvatore Failla e Fausto Piano per far pervenire loro il suo profondo cordoglio per la tragica morte dei loro congiunti in Libia. Lo rende noto il Quirinale.

I tecnici interrogati

Calcagno e Pollicardo dopo il loro arrivo si sono recati nella caserma dei carabinieri del Ros di Colle Salario. A sentire i nostri connazionali è il pm Sergio Colaiocco che aveva aperto un'incheista per sequestro di persona con finalità di terrorismo. L'atto istruttorio durerà diverse ore e sara' certamente secretato. Al magistrato i due connazionali dovranno raccontare come è avvenuto il rapimento e chi ha gestito in questi lunghi mesi il loro sequestro. E soprattutto dovranno spiegare le fasi della loro liberazione e chiarire, se sono in grado di riferirlo, come e quando sono morti gli altri compagni di prigionia, Salvatore Failla e Fausto Piano.

I familiari delle vittime

«Ora aspettiamo solo il ritorno a casa del corpo di nostro padre. Lo Stato ci deve dire la verità sulla sua morte»: a parlare, dopo il lungo silenzio, è  Stefano Piano, figlio di Fausto, il tecnico di Capoterra (Cagliari)  ucciso in Libia con il collega Salvatore Failla. «L'autopsia in Libia dei due tecnici della Bonatti? Per noi non sarà un problema». Smorza ogni polemica sul nascere Luisa Regimenti, presidente nazionale dei Medici legali italiani che la famiglia di Salvatore Failla (ucciso in Libia assieme al collega Fausto Piano) ha nominato, attraverso l'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, quale esperto tecnico in vista dell'accertamento autoptico che verraà effettuato al Policlinico Gemelli, una volta riportate in patria le salme. «In Italia abbiamo a disposizione tutti gli strumenti tecnico-scientifici e investigativi per poter evidenziare, in sede di autopsia, qualsiasi tipo di discrepanza e anomalia», ha detto la consulente.

Il ministro Gentiloni

In una intervista al Sole 24 ore il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha detto che «deve esser chiaro che non ci sono scorciatoie illusorie, esbizioni muscolari. È vero, il tempo stringe, ma non c'è alle porte alcuna geurra lampo. Il Governo è consapevole degli errori del passato e sta lavorando per creare le condizioni di stabilizzazione in Libia. Il nuovo Governo libico dovrà insediarsi a Tripoli e puntare alla più vasta aggregazione possibile. Si tratta di evitare che la Libia sprofondi nel caos, che diventi uno Stato fallito come la Somalia a poche centinaia di chilometri dall'Italia. Qualcuno forse pensa di stabilizzare la Libia con qualche decina di raid aerei? Ma dov'era nel 2011? E poi qualcuno davvero pensa che delle truppe speciali francesi o inglesi o italiane o marziane possano controllare un Paese di 1,6 milioni di chilometri quadrati che ha 200mila uomini armati tra le varie milizie?».

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