Misericordia fraintesa

  • Osvaldo Baldacci

Per i credenti il Giubileo è una eccezionale occasione di grazia. Per i non credenti può lasciare indifferente, oppure può aiutare a capire che il tratto distintivo del cristianesimo è la misericordia. E questo è uno dei messaggi centrali che con la sua straordinaria forza cerca di trasmettere Papa Francesco.

Però chiedo a me stesso se qualche volta noi “utenti” non rischiamo di fraintendere questa misericordia, di perderne il senso reale e salvifico.

Certo, c’è il rischio di scoprire che essa non è un due per tre ma un impegno che richiede di mettersi in gioco. Essa ha due aspetti complementari, passivo e attivo, vale a dire verso sé e verso gli altri.

Questo può istintivamente portare chi è “abituato” a essere cattolico a pensare di averne non “bisogno” ma “diritto”, e di poter giudicare chi la merita e chi no; al contempo può essere intesa da altri come un condono tana libera tutti. Tutti potremmo pensare che la misericordia è una realtà a buon mercato, quando invece richiede un grande lavoro prima di tutto su se stessi. 

La celebre parabola evangelica del figliol prodigo – che è il filo conduttore del Giubileo - è la sintesi del senso della misericordia. Due figli si comportano in modo opposto verso il padre. Uno gli resta vicino, lavora, non festeggia mai.

Questi, rimasto alla presenza dell’amore del Padre, pur comportandosi bene non l’ha capito fino in fondo. Infatti quando torna il fratello prodigo non è felice ma risentito, e vorrebbe escluderlo dalla misericordia. Invece tutto il Vangelo è un inno alla accoglienza, alla festa per il ritorno fra le braccia del Padre. Il figlio che gli era rimasto vicino non perde niente, ma anzi può anche lui arricchirsi di nuova gioia. Invece dimostra di non aver saputo godere neanche prima del privilegio di essere rimasto nella casa del Padre.

Poi c’è il fratello dissoluto, che se ne va a sperperare i beni del padre. Che si diverte finché nella rovina comprende la vita vuota che stava facendo. Il padre lo ama comunque, lo aspetta trepidante, è pronto ad accoglierlo. Lo perdona e lo festeggia.

Questa è la misericordia di Dio. Questa accoglienza è a priori, per tutti. Ma non è totalmente gratuita, non vuol dire che tutto va bene, che tutto è lecito. C’è un unico prezzo da pagare per riceverla: saperla accogliere. Vuol dire riconoscere di aver sbagliato, pentirsi, cambiare vita, fidarsi dell’amore del Padre. Questo fa il figliol prodigo, si lascia alle spalle gli errori. Il Padre lo accoglie, dimentica il passato, ma mai gli dice che aveva fatto bene, che il peccato non esiste. C’è bisogno di misericordia proprio perché il peccato esiste.

Articoli Correlati
Osvaldo Baldacci
Osvaldo Baldacci

Adesso ci vuolepiù famiglia

L'opinione di Osvaldo Baldacci
Osvaldo Baldacci

Se si può fare Si può fare?

L'opinione di Osvaldo Baldacci, giornalista