Se si può fare Si può fare?

  • Osvaldo Baldacci

Nella lingua italiana il verbo potere ha ameno due significati. Posso, cioè ne ho la capacità (sono in grado di farlo). Oppure posso nel senso che mi è lecito farlo (mi è consentito farlo). Questi due significati non sono automaticamente interscambiabili e generano qualche domanda.  Se posso parlo perché ne ho le competenze, mi è anche permesso farlo? È una domanda che va al nocciolo della nostra cultura, e alla quale una risposta non è poi così scontata. Ognuno di noi ha una sua risposta, ma sarebbe onesto avere soprattutto dubbi, e sarebbe serio allinearsi con la risposta che si dà. Il quesito investe l’etica, la tecnologia, la legge. Se posso appropriarmi di soldi, se posso eliminare un rivale, posso farlo? Se sono in grado di soddisfare un desiderio, posso realizzarlo? Fino a che punto si può spingere la scienza? Se le nuove scoperte e le nuove sperimentazioni fanno raggiungere all’essere umano nuove frontiere, è lecito esplorarle, abitarle, valicarle? A quale costo? E se no, chi può decidere se e dove fermarsi? Chiaro che la domanda ha stretta attinenza con l’attualità, ma è al contempo un quesito universale che accompagna la storia e l’evoluzione dell’umanità. E che ci sfida ogni giorno, al di là di idee precostituite e di comode posizioni acquisite. È nella natura umana sperimentare, ricercare, progredire. Ma credo sia altrettanto nella natura umana porsi dei limiti. Se sono in grado di costruire un bambino in laboratorio, posso farlo? Se posso metterlo in un utero apposito e poi portarmelo dove voglio , si può fare? E se tecnicamente sono in grado di selezionarlo, di scartare quelli con le caratteristiche sgradite o anche ritenute pericolose,  è lecito farlo? Se ho la capacità di migliorare la razza si tratta di un utile contributo scientifico al miglioramento dell’umanità? Domande aperte. O forse no. 

OSVALDO BALDACCI, giornalista

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