Caro Renzi, i conti non sono un’opinione

  • Massimo Blasoni

È proprio vero che la matematica è un'opinione. Almeno per il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che l'altro giorno ha esultato per il +0,8% di crescita del Pil italiano nel 2015. Intendiamoci, si tratta pur sempre di un dato positivo perché segna finalmente un'inversione di tendenza rispetto alla decrescita registrata negli ultimi anni: -2,8% del 2012, -1,7% del 2013 e -0,4% nel 2014. Basterebbe però alzare lo sguardo oltre i confini nazionali per decidersi a conservare le bottiglie di champagne per occasioni migliori. L'anno scorso tutti i nostri principali competitor europei hanno infatti registrato una crescita decisamente più marcata del proprio Prodotto interno lordo: +1,2% in Francia, +1,7% in Germania, + 2,2% nel Regno Unito e addirittura +3,2% in Spagna.

Non si tratta di un’eccezione: negli ultimi quattro anni l’Italia è sempre stata fanalino di coda tra i grandi paesi europei in quanto a crescita economica. Quando l’economia mondiale era in recessione, insomma, il nostro Pil scendeva più velocemente rispetto alle principali economie continentali mentre in fase di espansione economica mondiale abbiamo sempre fatto registrare crescite inferiori ai nostri competitor. Il 2015 è, quindi, il 14esimo anno consecutivo in cui la nostra economica si muove ad un ritmo più lento di quella della media dei paesi europei.

Con un ritmo di crescita del Prodotto interno lordo come quello degli ultimi anni, la strada per far tornare l’Italia ai livelli pre-crisi sembra ancora molto lunga e incerta. Fatto 100 il Pil reale delle economie occidentali più avanzate nell’ultimo trimestre del 2007, solo Italia e Spagna sono ancora al di sotto dei livelli precedenti al terremoto finanziario. Francia e Germania sono “emerse” già nel primo trimestre del 2011. Nel penultimo trimestre dello stesso anno è arrivato il turno degli Stati Uniti mentre il Regno Unito ha dovuto aspettare fino al secondo trimestre del 2013. Mancano all’appello, dunque, solo Italia e Spagna. Ma quest’ultima negli ultimi due anni sembra avere decisamente invertito la tendenza negativa, per tornare a crescere a ritmi molto più sostenuti di quelli italiani. Caro Renzi, c'è davvero motivo di festeggiare?

MASSIMO BLASONI

Imprenditore e presidente del Centro studi ImpresaLavoro

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