La paura del futuro ora congela i prezzi

  • CRISI

ROMA L’inflazione torna negativa dopo 9 mesi: a febbraio diminuisce dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annua (era +0,3% a gennaio). Secondo l’Istat la forte flessione tendenziale dei prezzi al consumo è dovuta a una dinamica congiunturale caratterizzata da cali dei prezzi diffusi «a quasi tutte le tipologie di prodotto», che si confronta con quella positiva di febbraio 2015 quando, invece, tutte le tipologie di prodotto segnarono una ripresa. «Le famiglie sono intimorite e non spendono - commenta Unimpresa - pur essendoci risorse finanziarie a disposizione, i consumi non ripartono perchè si temono nuove tasse e si accumulano fondi per far fronte a imprevedibili giri di vite fiscali».

Inflazione di fondo resta positiva

Nel dettaglio pur indebolendosi, al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione “di fondo” rimane positiva (+0,5%), così come quella al netto dei soli beni energetici (+0,3%; entrambe erano a +0,8% a gennaio). Le componenti merceologiche che contribuiscono in misura maggiore a determinare questo quadro, aggiunge l’Istat, sono i Beni energetici non regolamentati, gli Alimentari non lavorati e i Servizi relativi ai trasporti. Il calo mensile dell’indice generale è determinato soprattutto dalla diminuzione dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati. L’inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,6%.

I consumatori: serve una terapia d'urto

Secondo la Confcommercio il rischio deflazione resta però moderato, «in quanto la riduzione tendenziale dei prezzi ha ragioni circoscritte, mentre per la maggior parte dei beni e servizi di largo consumo, dall’abbigliamento alla ristorazione, i prezzi permangono in moderata crescita». Preoccupati i consumatori che parlano di dati «drammatici» e il Codacons di «pessimo segnale: serve una terapia d’urto che spinga gli acquisti». «Crescita sarà meno della metà di quella prevista. Deficit e debito aumentano. Renzi e Padoan irresponsabili!», il commento di Renato Brunetta (Fi).

 

L'economista Manasse: spirale perversa

«L’inflazione negativa è l’ennesimo segnale di un rallentamento della ripresa e per di più rischia di avere un effetto peggiorativo su questa frenata». Ne è convinto l’economista Paolo Manasse.

Perchè è un’aggravante?
Perchè se i prezzi si abbassano si innesca una spirale perversa: le imprese non hanno stimoli a produrre ed assumere, mentre le famiglie non acquistano aspettando che i prezzi calino ancora.

Un brutto segnale contingente o più ampio?
Di brutti segnali ne abbiamo avuti sia interni sull’occupazione, che esterni con l’export che arranca. Ma la cosa preoccupante è che l’Istat ci dice che la riduzione dei prezzi è generalizzata e non riguarda solo i comparti legati a energia e materie prime.

Come si può reagire?
A marzo è attesa l’iniezione di liquidità della Bce, ma la politica monetaria serve a poco se non si taglia la spesa pubblica per paure elettorali.

METRO

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