L’Italia non è un Paese di naviganti

  • Digitale

ROMA. «L’anno scorso l’Italia ha fatto piccoli progressi in quasi tutti gli indicatori, eccezion fatta per il giro d’affari dell’eCommerce nelle Pmi (8,2% del totale), per quanto l’economia italiana potrebbe trarre vantaggio da un uso più diffuso del commercio elettronico». È impietosa l’analisi della Commissione europea sui dati del Desi 2016, l’indice europeo di digitalizzazione dell‘a ’economia e della società. Cresce l’eCommerce, ma la connettività rimane il nostro tallone d’Achille.  

Pochi miglioramenti
Analizzando l’indice sviluppato dalla Commissione europea che misura il grado di diffusione del digitale nei paesi Ue, basato su 5 indicatori (connettività, capitale umano, uso di Internet, integrazione di tecnologie digitali e servizi pubblici digitali), scopriamo che il nostro Paese a giugno 2015 si piazza al 25esimo posto, perdendo persino una posizione rispetto al 2014. La Danimarca, i Paesi Bassi, la Svezia e la Finlandia rimangono in testa alla classifica. I Paesi Bassi, l’Estonia, la Germania, Malta, l’Austria e il Portogallo sono i paesi che crescono più in fretta e stanno distanziando gli altri.

Connettività zero
Il problema principale resta la scarsa copertura delle reti a banda larga veloce, tanto che siamo al 27esimo posto nella speciale classifica europea della connettività, con appena il 5,4% delle famiglie che ha un abbonamento Nga sul 53% di quelle abbonate. 
A livello europeo, il 71 per cento delle famiglie ha accesso alla banda larga ad alta velocità. Evidente che  il tira e molla sul piano banda ultralarga non aiuta e il 2015 è stato un anno in cui invece di accelerare con la posa della fibra si è perso tempo prezioso.

Competenze digitali
Non ci sono reti, ma neppure naviganti: questo l’altro grande problema italiano. La Commissione europea avverte: l'Italia «non può sperare di cogliere appieno i benefici dell'economia digitale fintanto che un terzo della sua popolazione non usa regolarmente Internet». Come è possibile? Secondo il Desi,« la ragione principale di questo ritardo nell’adozione della banda larga fissa risiede nella carenza di skill digitali nella popolazione, con il 31% degli utenti online che mancano di competenze digitali di base. «Pesa nel nostro paese la scarsa scolarizzazione»: soltanto il 42% della popolazione ha un titolo di studi superiore a quello della scuola di 2° grado.  Ed è per questo che il 37% della popolazione non usa Internet regolarmente.

Pa, piccoli  progressi

Una buona performance registra la disponibilità di servizi digitali della PA, superiori alla media europea e per il quali ci troviamo al 17esimo posto, ma la percentuale di utenti che restituisce online i moduli compilati è ferma al 18%. «Soltanto nel 37% dei casi le informazioni già in possesso della pubblica amministrazione vengono riutilizzate per riempire i moduli precompilati degli utenti», precisa il DESI, secondo cui le autorità del nostro Paese potrebbero fare di più per migliorare la “usability” dei servizi online.

METRO

Articoli Correlati

Ok dell'Europarlamentoa riforma del copyright

Approvata la proposta di direttiva sulla quale si apriranno i negoziati. Di Maio: «Censura preventiva»