La “Cirinnà” in classe I prof si dividono

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Antonioli: provate a riflettere su questo

Quando ero un bambino, ragazzi miei, gli omosessuali erano ritenuti individui malati, socialmente pericolosi (pochi decenni prima in Inghilterra ancora li mettevano in galera). Oggi, al contrario, vedete bene come siano presentati dai media come soggetti portatori degli stessi diritti degli eterosessuali (sposarsi, formare una famiglia, avere ed allevare bambini); e vengano visti come individui più liberi e felicemente trasgressivi rispetto alle noiose coppie tradizionali. Ipotizzo che entrambe le posizioni siano errate: assurdamente discriminante la prima, falsamente progressista la seconda. Dico falsamente, perché – ed il mio è un invito ad una riflessione critica di ciò che appare scontato - quando si lotta per un diritto bisognerebbe chiedersi se davvero esso favorisca un ampliamento della democrazia sociale, oppure se, per venire incontro ai bisogni di qualche soggetto, non ne danneggi altri, magari più deboli. Riflettete sul fatto che un bisogno fondante della società (derivante peraltro da una legge di natura) sia quello per cui un bambino abbia il diritto di avere due genitori di sesso diverso – condizione oltretutto indispensabile per la sua nascita. Due omosessuali (o una coppia sterile) che vogliano un “loro” figlio calpestano di fatto tale diritto primario. Se capiamo la verità di tale assunto, non si può che essere laicamente e razionalmente contrari alla fecondazione eterologa, all’utero in affitto, all’adozione (per una coppia omosessuale) di un bambino, e a tutti gli interventi legislativi che legittimano, o che portano, a tutto ciò. Come la Cirinnà.  Suggerisco una interpretazione di tale comportamento:  costoro, seppure in buona fede come i positivisti dell’800, sono accecati da una ideologia che cela un delirio di onnipotenza e un  consumismo affettivo che paiono intridere l’uomo occidentale contemporaneo, fideisticamente incantato dalle scoperte di una scienza avviata verso l’eugenetica. Il tutto nel nome dell’amore e della libertà – che io leggo invece come  egoismo. Provate a riflettere su questo.  Guido Antonioli

 

Corsini: la scuola rifiuti le foglie di fico

L’educazione è pratica riflessiva e lo stimolo del prof. Antoniolifornisce l’occasione per chiarire se la scuola debba trasmettere un atteggiamento critico oppure no. L’esordio del professore, allo scopo di presentare come ponderata la posizione espressa, mette sullo stesso piano le discriminazioni subite da migliaia di esseri umani e lo stereotipo sulla maggior gaiezza dello stile di vita omosessuale. Un po’ come paragonare le pene patite per secoli dai neri d’America con la frustrazione dei maschi bianchi in pubertà messi di fronte ai pari età afroamericani. Ma tanta ponderazione si smarrisce per strada e così, senza argomentare, alla proposta Cirinnà sono addossate velleità che non ha, come quella di aprire la strada alla surrogazione di maternità (pratica definita sbrigativamente “utero in affitto”). E, soprattutto, si fondano perentorie prese di posizione (come quelle che negherebbero a coppie “sterili o omosessuali” di adottare bambini) su un concetto non discusso di natura, e lo si fa in difesa della “democrazia sociale”, che però è una costruzione del tutto culturale. Eppure un’esperienza plurimillenaria insegna che nessuna “legge di natura” impedisce a due genitori non biologici di crescere in maniera sana dei figli. E, come noto, la scienza non rileva differenze nello sviluppo fisico, sociale e affettivo di bambini cresciuti da coppie eterosessuali e omosessuali. 
Nelle Parole per la scuola, il pedagogista Benedetto Vertecchi definisce ideologici e non descrittivi i riferimenti alla naturaimpiegati nel discorso educativo. Ritengo che la scuola, proprio in omaggio alla democrazia sociale, alla laicità e alla razionalità giustamente richiamate dal prof. Antonioli, debba insegnare ad argomentare le proprie posizioni senza nasconderle dietro foglie di fico più o meno naturali. Perché spesso dietro il richiamo alla natura ci sono mostri generati da culture di dominio e sopraffazione: non sembrava forse innaturale, solo ieri, che le nostre nonne votassero, che l’operaio volesse un figlio dottore oche Rosa Parks potesse sedersi proprio lì? Cristiano Corsini

 

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