Smart working, cresce nelle grandi imprese

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LAVORO. Nel 2015 il 17% delle grandi imprese italiane ha già avviato progetti strutturati di smart working (rispetto all’8% del 2014). Ma circa un’impresa su due ha adottato, o adotterà a breve, una qualche iniziativa di flessibilità in modo strutturato o informale, come policy su orari e spazi di lavoro, dotazione tecnologica a supporto dei lavoratori, revisione degli spazi degli uffici o interventi sugli stili di leadership. A rilevarlo l’ultima ricerca dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, punto di riferimento nazionale per l’analisi dello sviluppo dei modelli di lavoro in ottica di lavoro agile.

E proprio al lavoro agile è dedicata la “Giornata” promossa per il 18 febbraio dal Comune di Milano. «Un'iniziativa di grande valore - afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano - che quest'anno si annuncia ancora più ampia, inclusiva e partecipata delle precedenti edizioni, allargandosi ben oltre i confini di Milano,  la “capitale” dello smart working in Italia, per promuovere in tutto il Paese e a tutti i livelli una cultura dell’innovazione dei modelli di lavoro» .«Un evento che assume un significato particolare in questo momento, in vista della discussione del ddl presentato in Parlamento lo scorso 28 gennaio - ricorda - che regolamenta finalmente in Italia l'adozione del lavoro agile: una grande occasione per favorirne l’adozione sia nelle organizzazioni private che in quelle pubbliche». «Il lavoro agile restituisce alle persone flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare - spiega Mariano Corso - a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati». 

Vantaggi economici

Una piena adozione in Italia - sostiene - «potrebbe far risparmiare complessivamente 37 miliardi di euro al Sistema Paese, grazie a maggiore produttività e qualità del lavoro, minori costi di gestione. Inoltre, l'introduzione del lavoro da casa e la conseguente riduzione degli spostamenti potrebbero produrre risparmi economici per i cittadini pari a  4 miliardi di euro e a una riduzione di emissioni di CO2 pari a 1,5 milioni di tonnellate l’anno».    metro

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