A scuola si fa lezione di Stepchild adoption

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ROMA. «Prof, che ne pensa del DDL Cirinnà?» Come rispondere? La discussione sul DDL può e deve diventare, a scuola, importante, purché si fondi su alcuni presupposti. Occorre ricordare che il nostro compito, sancito dalla Costituzione, è istruire: alla scuola spetta trattare questi temi avvalendosi non tanto di argomenti ideologici o religiosi (della famiglia o delle varie confessioni) ma di argomenti scientifici. Potremo discutere in maniera onesta, ovvero argomentata ma non sarà possibile non essere di parte; occorrerà essere chiari su questo, per il rispetto che dobbiamo ai nostri alunni, che hanno diritto di potersi difendere da noi.

Primo: leggere la proposta; si scoprirebbe così che l'oscura locuzione stepchild adoption non appartiene al testo, ma alla campagna mediatica dei suoi oppositori (gli stessi che hanno diffuso la locuzione teoria gender). Si potrebbe scoprire poi che l'intento della legge è proprio normare e difendere la condizione dei più deboli all'interno delle famiglie di fatto, etero e omosessuali, ovvero individui a basso reddito, malati, bambini.

Secondo: le fonti. Se vogliamo capire il DDL (e le questioni che tenta di normare) dobbiamo sapere a chi porre domande. Qui le nostre fonti sono l'antropologia, la sociologia, la psicologia, non la fede o la bassa politica. E che risposte otteniamo? Certo il dibattito è ampio, eppure emerge un generale consenso sull'inconsistenza della cosiddetta famiglia naturale, sulla complessità di un ruolo, quello del genitore, che non attiene solo alla meccanica del parto o del concepimento, ma che è il frutto della scelta di responsabilità, crescere ed educare dei figli, sull'infondatezza dei presunti danni alla psiche dei bambini cresciuti in coppie omogenitoriali. Ampia è la bibliografia di riferimento, sempre che si voglia consultarla davvero.

Si chiede quindi di potersi fare carico di doveri e responsabilità verso partner e bambini che già esistono. Chi si oppone al DDL in funzione di rischi ipotetici e anatemi,  lascia in un vuoto normativo e di tutele coloro che dice di voler difendere, in primo luogo i bambini che a migliaia già oggi vivono nelle famiglie di fatto, eterosessuali o omosessuali che siano.

SEBASTIANO CUFFARI

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