Francesco e Kirill il loro abbraccio ci riguarda da vicino

  • BRUNO MASTROIANNI

Sarebbe un errore confondere lo storico incontro di venerdì tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill per qualcosa di lontano, relegabile ad antiche dispute tra diverse interpretazioni del cristianesimo. Quello che hanno fatto i due leader religiosi a Cuba ci tocca tutti da vicino. Basta leggere la dichiarazione congiunta che hanno firmato. Una summa dei problemi più seri che affliggono il mondo: dalle persecuzioni dei cristiani alla libertà religiosa, dal dramma dei migranti ai conflitti di una guerra mondiale "che non è più tanto a pezzi" - come ha detto Francesco - senza dimenticare le sofferenze della famiglia e delle relazioni in un Occidente iperindividualista e in balìa del potere della tecnoscienza. Un¹agenda realistica, concreta, senza colpi alla pancia né toni populisti da cacciatori di consensi. Uno sguardo vigile su ciò che è solitamente scartato dalle agende internazionali. È proprio qui che emerge la cifra cristiana dell¹incontro: chi oggi su questi temi è capace di mantenere uno sguardo altrettanto attento? Da mille anni divisi, cattolici e ortodossi si sono ritrovati in ciò che i potenti lasciano in fondo alle classifiche. È come se le strade delle due chiese si fossero incrociate proprio lì dove c'è "lo scarto". Il cammino di unità è ancora lungo ma intanto i due una via l'hanno trovata, offrendo a tutti noi un promettente capovolgimento di prospettiva: nel mondo visto dal punto di vista degli ultimi sbiadiscono le divergenze astratte e gli interessi di parte, rimangono solo persone in carne ed ossa di cui prendersi cura.

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