Renzi vada dalla Merkel senza paura!

  • Massimo Blasoni

L’incontro domani a Berlino tra il nostro premier Renzi e la cancelliera tedesca Merkel non si annuncia facile. In gioco vi è soprattutto la richiesta italiana di ottenere la necessaria flessibilità per far quadrare i nostri conti pubblici. C’è da scommettere che molti osservatori dipingeranno il primo come uno scolaretto irruento e sbadato al cospetto dell’inflessibile maestrina dalla penna rossa che (di fatto) governa l’Europa. Eppure, per certi aspetti, l’Italia non dovrebbe soffrire di alcun complesso di inferiorità. Negli ultimi 15 anni, infatti, abbiamo contribuito al budget dell’Unione europea con più risorse (213 miliardi di euro) di quante che ne sono state poi accreditate dai diversi programmi comunitari (poco più di 141 miliardi). Un contributo netto complessivo di 72 miliardi che ci fa rientrare a pieno titolo nel club dei Paesi che pagano un biglietto di prima classe per l'Ue. Anzi, in rapporto al Pil, siamo quelli che fanno maggiori sacrifici.
In particolare, i dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato preoccupano per l’aumento del saldo tra entrate e uscite. La progressione dei versamenti è infatti costantemente in crescita (con la sola eccezione del 2006, 2007 e 2010) mentre le entrate hanno invece avuto un andamento molto irregolare. Se infatti il 2000 si era chiuso con una differenza di poco superiore al miliardo di euro, questa forbice si è andata via via espandendo, fino a raggiungere i 4,2 miliardi del 2005 e i 7,3 miliardi del 2013 (17,1 in uscita e 9,8 in entrata).
Il premier a Berlino per un incontro che non si annuncia facile...
L’Italia è quindi un contributore sempre più importante in ambito comunitario, ma a questo dato di fatto non corrisponde purtroppo un ruolo da protagonista nella definizione delle strategie politiche europee. Ogni Paese, infatti, tende ancora a difendere i propri interessi nazionali senza alcuna solidarietà: dalle banche agli immigrati, senza dimenticarci i vincoli di bilancio, sono ancora molti i fronti aperti con Bruxelles.
Questo però non può diventare un alibi: il nostro è un Paese ancora lontano dalla ripresa economica, con una pressione fiscale non più sostenibile e il fardello di un debito pubblico che continua a crescere, anche grazie alla rinuncia del governo Renzi a una qualsiasi politica di spending review.

 

MASSIMO BLASONI
Imprenditore e presidente
del Centro studi ImpresaLavoro

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