Meglio le statue con le mutande

  • PAOLA RIZZI

Qualche anno fa, ospite di una giovane coppia iraniana in Italia per studiare, ci facemmo quattro risate guardando il libro di grammatica e lingua italiana che la ragazza aveva in dotazione a Teheran, nella scuola dove appunto aveva studiato la nostra lingua, benissimo devo dire. Nel manuale tra le altre cose si parlava anche della cultura e dell’arte in Italia, e c’era un’illustrazione della Venere del Botticelli. Peccato che la povera dea nascondesse la sua mitologica bellezza sotto una palandrana scura che lasciava fuori solo il volto botticelliano. Una comica e grottesca negazione dell’essenza stessa di quell’opera e del suo significato nella storia dell’arte e della cultura occidentale. Tanto valeva non metterla o mettere un altro quadro, qualcuno di vestito in un qualche capolavoro dell’arte italiana lo si sarebbe trovato, credo. Ma la stupidità della censura non è prudente, anzi è provocatoriamente ostinata e caparbia nell’avventurarsi oltre i limiti della logica e del buon senso.  

Applicare lo stesso schema in un altro contesto, cioè qui, Italia, Roma, per non urtare il presidente iraniano Rohani ripropone lo stesso grande interrogativo sulla stupidità, che a dispetto degli scontri di religione e di civiltà alberga un po’ dovunque e non conosce frontiere. Le statue nude dei musei capitolini inscatolate per nasconderle alla vista sensibile del leader iraniano hanno fatto giustamente indignare un vasto popolo trasversale. Meglio sarebbe stato mettere a veneri e marcantoni le mutande,  in una specie di gioco situazionista che copre ma denuncia nello stesso tempo l’assurdità del gesto. Senza voler tirare in ballo argomenti seri come l’eccesso di delicatezza nei confronti del capo di uno Stato dove ogni giorno si calpestano i diritti umani, resta il fatto che con chiunque ci si confronti e per qualunque motivo (in questo caso il business) non bisogna mai negare ciò che si è. Noi siamo anche la nostra arte, le nostre chiese con i santi e le sante nude. La nostra concezione della bellezza del corpo non è indiscutibile ma è la nostra da alcune migliaia di anni e nel momento in cui entri in relazione con l’Italia, prendi un po’ tutto il pacchetto. Per venire incontro a Rohani si poteva cambiare sede, magari meno prestigiosa ma più adatta alle sue esigenze. Un po’ come ha fatto Hollande quando il cerimoniale di Rohani aveva chiesto di non servire il vino in un cena di gala prevista. Senza vino niente cena, disse Hollande, solo un incontro di lavoro. Invece Renzi è andato a cena senza vino. Un po’ di sciovinismo ogni tanto non guasta.

PAOLA RIZZI
@paolarizzimanca

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