Anche i fumi tossici tra gli affari delle mafie

  • ROMA CRIMINALE

ROMA Per la prima volta la questione dei roghi tossici che da anni funestano Roma è stata affrontata ufficialmente in una relazione istituzionale. I fumi che provengono dagli insediamenti rom al di fuori del Gra sono l’effetto collaterale del recupero di materiali ferrosi al di fuori di ogni regola, gestito dalla criminalità, per il quale gli autori materiali dei roghi tossici rappresentano l’anello più basso.

È uno dei punti toccati ieri dal prefetto di Roma Franco Gabrielli nella sua relazione sulla criminalità organizzata a Roma e presentato alla Commissione Parlamentare Antimafia. Per il resto il quadro, non proprio confortante appare più o meno lo stesso degli anni passati: la camorra che dal litorale pontino estende i suoi interessi anche su Roma (traffico di droga e riciclaggio in primis), la ‘ndrangheta che investe più di altre consorterie criminali in attività commerciali anche nei quartieri di pregio della Capitale, e Cosa Nostra che ha molti affari legati agli appalti.

Ma tutte le organizzazioni criminali, comprese quelle nate e cresciute a Roma, non disdegnano il traffico di droga (La Capitale è una piazza che offre lauti guadagni) e la possibilità di “lavare” i soldi guadagnati illecitamente tramite società finanziarie e immobiliari legali. C’è poi il “caso” del VI Municipio, al centro di polemiche per presunte infiltrazioni malavitose. Per Gabrielli non sono al momento emersi elementi che possano giustificarne il commissariamento (come è avvenuto per il X Municipio), ma ci sono molti elementi su cui prestare attenzione, dato che rappresenta un’area vastissima di Roma, che comprende il 52% della sua popolazione e che per forza di cose ospita anche personaggi legati alla criminalità organizzata.

PAOLO CHIRIATTI

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