Calciatori cattivi maestri Tutta colpa della Tv

  • GIAMPAOLO ROIDI

Dice Zibì Boniek, formidabile attaccante di Juventus e Roma negli Anni ‘80, oggi presidente della Federcalcio polacca: «Non c'è razzismo, assolutamente, quando vuoi offendere uno e sei arrabbiato cerchi sempre il punto più debole. Durante le partite qualche volta “lavavetri” me l’hanno detto, ma andare ora a sindacare una frase di De Rossi, considerando che Mandzukic è un bel rompiscatole... Quando sei arrabbiatissimo una frase ti può scappare, solo che prima c'erano meno telecamere e se c'era qualcosa da chiarire lo facevi nel tunnel che porta agli spogliatoi».

La tesi è la stessa perorata giorni fa da Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, reo di aver dato del “frocio/finocchio” a Roberto Mancini, salvo poi scusarsi col mister interista, «che però poteva risparmiarsi di andare in televisione a denunciare frasi di campo, che nascono e devono restare sul campo». Insomma, la trance agonistica fa brutti scherzi anche ai migliori. Dici cose «che a mente lucida non diresti mai», conferma Marcello Lippi. Non bisogna fare tragedie, piuttosto piantarla di stare lì a leggere “labbiali” alla moviola a tutte le ore. Come spiega Zibì, Massimo Mauro e il partito dei minimizzatori: «Sono cose sempre successe e che sempre succederanno». Il problema, semmai, è la televisione che tutto registra e amplifica.  

Non un problema da poco, però, se è vero che oggi il grande sport deve tutto alla televisione, incassi e popolarità. Quella televisione in alta definizione, munita di decoder “on demand” e consolle compatibili, sempre più padrona delle nostre vite H24. Vede, Boniek, quando calcava i campi di calcio lei, era tanto se la moviola ti concedeva un replay sul gol o sul fallo da rigore. Quel “lavavetri” restava tra lei e il suo rognoso difensore. Nessuno scandalo. E non tanto perché la trance agonistico tira fuori la parte peggiore di noi, ma perché nessuno lo veniva a sapere, nessuno lo vedeva in tv replicato centinaia di volte sui canali “all news”, che un minuto prima e un minuto dopo, oggi, raccontano di sbarchi di migranti, di gay discriminati o minacciati, di campi rom che “signora mia, non se ne può più”. I nostri figli e nipoti è lì che imparano cosa succede nel mondo, e questo - ci passi la lezioncina moralistica - invece non è sempre successo.

Oggi un calciatore che insulta un avversario è un “media” potentissimo. Contro di lui poco possono maestri di scuola e genitori coscienziosi. Che si fa? Aboliamo gli “highlights” delle partite o costringiamo i nostri eroi a gestire meglio la rabbia agonistica? La posta, creda, è più preziosa di quel che sembra.

GIAMPAOLO ROIDI

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