In Europa i social interdetti agli under 16

Internet e minori
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Roma. Presto ai minori di 16 anni residenti in Europa potrebbe essere impedito l’accesso a Facebook, mail, Instagram. Uno scenario apocalittico? Possibile, se domani i parlamentari Ue voteranno sì alla norma che lo prevede. Unica soluzione: il consenso dei genitori.

Il tutto nasce da un emendamento presentato all’ultmo minuto nel regolamento che parte dalla querelle in corso fra Europa e Stati Uniti sul trasferimento dei dati. Già a ottobre la Corte di Giustizia Ue ha richiamato le aziende Usa dette “Big Data”, Google in testa, dichiarando invalide le operazioni di manipolazione e spostamento dei dati personali degli utenti europei sui server americani. Domani il Parlamento voterà le nuove norme sulla protezione dei dati personali. L’emendamento porta da 13 a 16 anni l’età minima, in Europa, per creare un account social. Se dovesse passare, già a inizio anno il Parlamento potrebbe ratificare il tutto, con l’obbligo per i Paesi di adottare i regolamenti entro due anni. Già oggi il limite di iscrizione ai siti è di 13 anni, ma molti bambini mentono sulla loro età. Quindi i colossi dei social network dovrebbero prevedere dei meccanismi di riconoscimento e di convalida che prevedano l’intervento dei genitori. Una norma che esacerberà lo scontro con gli Usa.
 

Intervista 1/ La psicoterapeuta
Luana De Vita è psicoterapeuta, esperta tra l’altro di tematiche adolescenziali. Proprio in questi giorni ha presentato al Congresso della società di criminologia una ricerca che ha riguardato ragazzi delle scuole superiori sulla sessualità e internet. «L’abbiamo definita generazione porno. Perchè è il tema più ricercato e su cui hanno maggiore carenza di informazioni competenti e ufficiali».
Da questo punto di vista Internet è un serbatoio di conoscenze...
I giovanissimi in pre-pubertà hanno una scarsa conoscenza del tema, ma non solo della sessualità, anche in senso anatomico, del proprio corpo. Il web è una risorsa ma s’imbattono nel porno ed è deviante. Facilita sviluppi della personalità svincolati dalla dimensione affettiva. Questo fa capire che vietare l’iscrizione ai social è un’idea stupida.
I genitori dovrebbero essere garanti...
I genitori dovrebbero educare e dovrebbero essere educati in questo. Servono dei percorsi con le scuole, ma mi rendo conto che è utopistico pensarlo. Internet è una risorsa importantissima: ai giovani vanno insegnate le regole, non inventate nuove norme coercitive. 

L'intervista 2/ L'avvocato esperto di Internet

«È come dire: chiudiamo le autostrade visto che ci sono troppi incidenti stradali». L’esempio è un po’ forte ma Fulvio Sarzana, avvocato ed esperto di diritti fondamentali e rete internet lo spiega: «Non è lo strumento in sè ad essere sbagliato. È come lo si usa. Limitare l’accesso ai minori è un errore. È un provvedimento che hanno provato a utilizzare anche negli Usa, per motivi di sicurezza, ma non è mai passato. Assurdo che lo faccia l’Europa».
Avvocato gli autori dell’emendamento sostengono che qualcosa per provvedere alla sicurezza degli utenti deboli si dovrà pure fare.
Certo, ma io credo che prevalga, tra i diritti, la libertà di espressione anche dei minori rispetto alle esigenze di sicurezza che sono invece tutte da dimostrare. 
Beh che in alcuni casi internet sia stato uno strumento di bullismo...
Ma non è che per casi isolati, per quanto numerosi, io blocco le attività social. È sicuramente un tema quello della cessione dei dati soprattutto dei minori e va regolamentato. Ma sono due discorsi differenti. Se li blocchiamo, i giovani cercheranno accesso attraverso il “deep web”. E questo sarebbe ancora peggio. 

STEFANIA DIVERTITO

 

 

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