Gli italiani leggono poco e nessuno si occupa del problema

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SCUOLA. Per i dati di Ioleggoperché, rielaborazioni dei rilevamenti Istat, solo il 41,4% degli italiani legge almeno un libro all’anno, cioè circa 23,8 milioni di italiani. Quindi, anche se una parte di questi “esclusi” dalla lettura è in realtà un fruitore di altri testi, come quelli dei siti internet, la maggioranza degli italiani non legge: un dato in crescita, se si pensa che nel 2013 i lettori erano il 43% della popolazione. Il calo riguarda sia i lettori abituali, i lettori forti, che i lettori deboli, ovvero i lettori occasionali, ed è più accentuato fra le donne; si continua a leggere più al Nord che al Sud, con cali anche dove precedentemente si era immuni a questo trend. 
Forse per chi lavora nella scuola il dato più interessante è un altro: escludendo i libri scolastici, il 53,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 legge almeno un libro l’anno, il 51,1% di quelli tra i 15 e i 17 anni e il 51,7% tra i 18-19 anni; insomma, i ragazzi leggono più degli adulti. Perché poi si smette di leggere? È difficile dirlo, ma è chiaro come il Piano Nazionale Per La Promozione della Lettura si sia arenato e come per i governi, ormai da anni, la lettoscrittura non appaia più una competenza paragonabile ad altre, maggiormente spendibili nel mondo del lavoro. Non si tratta di togliere tempo ad altri linguaggi, ma di ricordare che la scuola in primis educa a leggere, scrivere e far di conto, ovvero acquisire un sapere che porti all’analisi (per esempio grazie all’uso di un linguaggio strutturato in maniera logica) e non solamente ad una visione sincronica e sintetica in cui tutto è sullo stesso piano, senza un inizio, una fine o rapporti logici.

SEBASTIANO CUFFARI

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