Chirurgia plastica Il futuro si ricostruisce da sé

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SALUTE. La chirurgia plastica del futuro? È quella rigenerativa ovvero “fai da te”, per la serie tutto si riutilizza. Vale a dire: il tessuto adiposo del nostro corpo diventa una risorsa da cui poter estrarre le cellule staminali adulte utilizzate per rigenerare i tessuti. Attraverso metodiche mirate alla rigenerazione di tessuti e organi come possibile alternativa alla loro sostituzione. Lo scopo praticamente è quello di restituire funzione e integrità alle aree danneggiate, attraverso l’impiego di quello che noi stessi produciamo. Se ne parla in questi giorni a Roma nel Congresso Internazionale Regenerative Surgery che vede riuniti i maggiori esperti a livello mondiale sul tema della Medicina e Chirurgia Rigenerativa sia in ambito ricostruttivo che estetico. Come funziona? Attraverso una semplice liposuzione è possibile prelevare il tessuto adiposo, che, attraverso un processo di filtrazione meccanica, consente di avere le cellule necessarie alla rigenerazione dei tessuti. Tre sono gli elementi fondamentali utilizzati: le cellule staminali ottenute dal tessuto adiposo e da altri tessuti, i biomateriali sintetici (scaffold), e i fattori di crescita nelle piastrine. Sia le cellule staminali che le piastrine vengono prelevate dallo stesso paziente, attraverso un’autodonazione di tessuto adiposo e di sangue.

Lo stereotipo
Come spiega Valerio Cervelli, Presidente del Congresso e Direttore della Cattedra di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica dell’Università Tor Vergata: «Ad essere stravolto è il concetto contemporaneo di magrezza, lo stereotipo che porta avanti una guerra nei confronti del grasso che oggi, invece, non solo viene rivalutato, ma conservato come bene prezioso. I chili di troppo non vengono visti solo come un problema estetico, ma come una risorsa. Il ruolo del tessuto adiposo non è più quello di banale riempimento corporeo, ma è un organo endocrino e rigenerativo in senso lato». 

LUISA MOSELLO