Pensioni, presto necessaria una nuova riforma

  • Massimo Blasoni

Il presidente dellInps Boeri ha avuto il coraggio di annunciare con schiettezza che gli attuali trentenni dovranno lavorare fino a 75 anni per incassare assegni pensionistici sensibilmente inferiori a quelli dei loro genitori. Se è vero che gli interventi effettuati dal 2004 a oggi hanno garantito al sistema previdenziale una sostenibilità nel breve periodo, resta ancora irrisolto il nodo delle pensioni che potremo erogare alle prossime generazioni. Aldilà delle pur importanti variabili demografiche, si tratta di una partita che dipenderà in gran parte dal tasso medio di crescita economica del Paese. In termini brutali, no cash no party. Le simulazioni della Ragioneria Generale dello Stato puntano a rassicurarci perché ipotizzano un tasso di crescita medio del nostro Pil dell’1,5% su base annua per il 2020-2060 accompagnato da un innalzamento consistente del tasso di partecipazione al mercato del lavoro, che passerebbe per la fascia di età tra i 20 e i 69 anni dal 63,1% del 2014 al 74,7% del ‘60. Si tratta di uno scenario attendibile? Ricordiamoci che tra il 1989 e il 2010 il tasso di crescita medio del nostro Pil è stato di poco superiore all’1%, e stiamo parlando di un’Italia demograficamente più giovane ed economicamente molto più dinamica di quella che ci attende nei prossimi 40 anni. D’altra parte le stime Istat annunciano un tasso medio di crescita dell'1,26% per il triennio 2015-‘17 mentre il Fondo Monetario Internazionale ci dice che cresceremo meno: l’1,06% all’anno.
Chi vuol dimostrare la sostenibilità del nostro sistema pensionistico immagina al contrario una crescita reale del Pil nei prossimi 50 anni che porterebbe l’economia italiana a raddoppiare la sua ricchezza, a fronte di un aumento della popolazione contenuto (+5%). Significherebbe che una società sempre più vecchia e con meno figli si ritroverebbe a essere 2 volte più ricca di quanto è ora. È una speranza che ci piacerebbe poter condividere. La crescita anemica di questi trimestri e l’ultimo dato Istat che certifica un Pil che cresce meno delle attese confermano invece l’idea che una nuova, ennesima riforma pensionistica si renderà presto necessaria.

 

MASSIMO BLASONI
Imprenditore e presidente
del Centro studi ImpresaLavoro

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