Rischio bioterrorismo Protocolli già avviati

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SALUTE. Ipotesi bioterrorismo. Se ne è parlato alla presentazione del “Libro Bianco delle Malattie infettive” realizzato dalla Simit  per  approfondire tanti temi legati alla cronaca e alle emergenze di questi ultimi anni: dai fenomeni migratori alle cure per l'epatite, fino al virus dell'Ebola. Dopo gli attentati di Parigi lo scenario si è spostato verso le bio-armi.  
«Al momento da un punto di vista teorico siamo pronti, ma purtroppo non possiamo prevedere scenari ed esigenze qualora si presentasse un'emergenza - ha dichiarato Massimo Andreoni ideatore della pubblicazione e presidente della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali -. Esistono varie possibilità di armi biologiche per sviluppare  il bioterrorismo. Dotarsi di una rete di malattie infettive è l'unico sistema per poter affrontare gravi problemi e emergenze. I protocolli di intervento coinvolgono Nord, Centro e Sud, perché includono istituzioni distribuite su tutto il territorio nazionale. Abbiamo poi dei centri di riferimento, gli ospedali Sacco e Spallanzani, qualora si verificassero delle dispersioni di agenti biologici che richiedono il contenimento in zone ad altissima capacità di isolamento».
«Maneggiare un agente bioterroristico - ha rassicurato il Professor Massimo Galli - non è cosa semplice neanche per chi fosse abituato o avesse intenzione di farlo. La cosa apparentemente più semplice potrebbe essere attaccare le fonti idriche, ma sarebbe più conveniente farlo con mezzi chimici piuttosto che con tossine, batteri e microorganismi capaci di provocare un'epidemia. Si potrebbe infine sviluppare un attacco per via aeree, ma anche in questo caso servono strumenti adatti. Quindi direi che, il rischio di questa tipologia di attacchi con simili armi è basso, ma è importante mantenere, al contempo, un alto stato di allerta e la massima attenzione». 

LUISA MOSELLO

 

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