Studenti: ecco perché abbiamo occupato

  • Scuola

INTERVISTA Abbiamo intervistato il collettivo del liceo “Nomentano” di Roma.

 Quali sono le ragioni della vostra Occupazione?
L’occupazione è la protesta più radicale in mano agli studenti, che permette di organizzare incontri di dibattito, informazione e analisi. Proprio per questo è tutelato il diritto di manifestazione. Lo scorso 13 novembre era in programma un corteo ma purtroppo il prefetto Gabrielli ha deciso di non autorizzarlo. L’occupazione si è rivelata l’ultima opportunità.

Cosa non funziona nella “Buona Scuola”?
La riforma agisce negli interessi delle grandi imprese, di fatto andrà a creare delle scuole di serie A e di serie B. Ma la 107 ormai è legge, e poco si parla dei nuovi tagli (661,2 milioni di € in 3 anni) che il governo si appresta ad effettuare con il nuovo DDL stabilità, e della revisione dei parametri ISEE all’università, che toglieranno a 30.000 studenti la possibilità di iscriversi per la perdita di borse di studio.

Quale scuola volete?
Vogliamo che s’investa nella scuola, la retorica del “non ci sono soldi” è falsa. Mentre si taglia sull’istruzione, vengono stanziati 2,3 miliardi per spese militari. L’evasione scolastica è al 17% (746.000 studenti). Rivendichiamo una scuola gratuita in cui lo status socio-economico delle famiglie non pesi su questo dato.

Come avete discusso i fatti di Parigi?
Il 19 novembre ne abbiamo discusso con sociologi e politici in un’assemblea dal titolo “Stato Islamico e Imperialismo”. Molti studenti sono intervenuti e il dibattito è stato formativo.
A CURA DI MAURIZIO GENTILE

Articoli Correlati

Scuole a rischioper i terremoti

Allarme Corte dei Conti e Codacons sugli edifici non adeguati

A scuola senza pauracon i consigli di Telefono Azzurro

L'associazione da sempre impegnata nella tutela dei minori ha stilato un vademecum dedicato agli studenti per affrontare al meglio il ritorno tra i banchi

"Servono più concorsiper non avere cattedre vuote"

Intervista al presidente dell'Associazione nazionale dei presidi