Affido condiviso, il punto sulla legge che compie 10 anni

  • Diritto di famiglia

FAMIGLIA. Se negli ultimi vent'anni in Italia le separazioni sono aumentate del 70,7% e i divorzi sono quasi raddoppiati, a quasi dieci anni dall’introduzione della norma sull’affido condiviso, introdotta dalla legge 8 febbraio 2006 n. 54, le famiglie separate si sono evolute sempre di più verso un ruolo paritetico di entrambi i genitori. La riforma ha imposto come regola generale quella dell’affidamento congiunto dei figli minorenni a entrambi i genitori, creando, soprattutto nei primi mesi dall’entrata in vigore, non pochi scetticismi.

Tenore di vita
 La società si è evoluta e con essa anche il ruolo della donna che, nella maggior parte dei casi, ha impegni e carichi professionali pari a quelli degli uomini. È intuibile quindi che da sole le mamme 2.0 non possono farcela, e che si renda così inevitabile cedere ai papà tempi e spazi. «Se è vero che il tenore di vita è ancora considerato il punto di riferimento per calcolare l’assegno di mantenimento, è  innegabile che la crisi economica ha aperto gli occhi sull’impossibilità di garantire i medesimi standard di vita post separazione. Per questo sempre più giudici nel calcolo della somma dovuta mensilmente ai figli non eccedono l’1/3 del reddito mensile in modo da consentire un margine ai genitori non collocatari privilegiati (nella maggior parte uomini) per potersi mantenere decorosamente provvedendo, altresì, alle spese straordinarie dei propri figli», spiega l’avvocato Lorenzo Puglisi,  fondatore dell’associazione Familylegal (http://www.familylegal.it/).

L’assegno “rivisto”
Il fatto che i papà sempre più non si limitino più a vedere i propri figli nei fine settimana alternati, ma in molti casi li vadano a prendere a scuola tenendoli 2-3-4 pomeriggi alla settimana sino all’ora di cena, ha portato inevitabilmente a una rimodulazione dell’assegno mensile. L’interrogativo che sta prendendo sempre più piede tra gli ex mariti è: «Perché devo pagare un assegno quando tengo i miei figli quindici giorni al mese provvedendo al loro mantenimento diretto?». «Sempre più coppie separandosi consensualmente concordano soluzioni che non prevedono la corresponsione del mantenimento limitandosi a suddividere al 50% le spese mediche, scolastiche e ludiche dei propri figli. Quando, tuttavia, l’accordo manca tutto viene rimesso ai Giudici, che in molti casi, sono ancora restii ad avallare completamente questa impostazione restando, quindi, orientati a prevedere in ogni caso un assegno, seppur ridimensionato», aggiunge Puglisi. Si calcola che in dieci anni, 2005 al 2015 l’importo degli assegni di mantenimento a carico dei papà sia diminuito di circa il 30%. 
Secondo Familylegal in questi ultimi dieci anni si sono notevolmente ridotte anche le esecuzioni forzate nei confronti dei mariti inadempienti. Non tanto perché siano diventati più diligenti, quanto piuttosto perché i costi dei pignoramenti superano i vantaggi economici che si riescono ad ottenere.

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