Anche Isabella paziente di "In Treatment"

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TV Selvaggia, Giovanna, Emma, Orietta, Claudia, adesso Mara. Sono tantissime le donne che Isabella Ferrari ha portato sullo schermo in 34 anni di carriera: belle, sofferenti, tormentate, malate, maltrattate. L’attrice, piacentina, romana di adozione, arriva nella seconda stagione di “In Treatment”, la serie diretta da Saverio Costanzo al via da stasera ore 19.40 e ore 23.10 (da lunedì a venerdì) su Sky Atlantic e su Sky Cinema Cult (ore 20.30) per portare scompiglio nella vita dello psicanalista Giovanni Mari-Sergio Castellitto.

Signora Ferrari, chi è Mara?
Un personaggio in crisi col marito, in crisi di mezza età e in terapia da Anna (Licia Maglietta). Mara e Giovanni sono stati felici in gioventù, si rincontrano fuori dallo studio della psicanalista. Lei è alle prese con una madre ossessiva e dominante, lui con una troppo debole.

Non ha mai fatto mistero di essere stata in analisi...
La prima volta avevo 27 anni, l’ho fatta in diversi periodi della vita e ne posso pensare solo bene: fare analisi è come imparare un’altra lingua.

Con Castellitto non lavora  dal ’96 dal film “Hotel Paura”. Com’è stato rincontrarvi?
Come ritrovare uno di famiglia.

Lei è fan di “In Treatment” già dalla prima stagione, perché gli attori fanno a gara per entrare nel cast?
Perché è una sfida affascinante: sei nudo e costretto a cercare la verità dentro di te. Il pubblico lo sente, sente l’autenticità di quello che dici. C’è anche un senso di pericolo quando sei seduto sul divano da solo davanti al regista e all’analista.

Non si è stancata di rispondere a domande sulla sua bellezza e su come ci si sente dopo i 50 anni?
Un po’ sì (sorride ndr.). Per il resto mi sento fortunata per essere invecchiata adeguatamente.

Lei è stata Orietta, la ricca narcisista de “La grande bellezza”. Cosa le è rimasto del lavoro con Sorrentino?
Mi ha lusingato essere in un grande cast e in un film del genere. E poi come fai a dire di no a tre scene con Toni Servillo in piazza Navona?

Giovedì la vedremo al cinema in “Uno per tutti” di Mimmo Calopresti, ma se non avesse fatto l'attrice, che mestiere avrebbe voluto fare?
L’infermiera.

BARBARA NEVOSI